Gli articoli di Barricate.net

In questa pagina sono raccolti gli articoli pubblicati sul sito Barricate.net dopo la chiusura della rivista.

E precisamente:

“La strage di Parigi: terrorismo islamico o occidentale?” (23/11/2015)

“Sulla carne e sul suo impatto ecologico. Perché non deve essere solo l’Oms a farci ridurre il consumo” (12/11/2015)

“Naomi Klein, la crisi ambientale e la necessità di ripensare la società attuale”(16/9/2015)

“L’Unione Europea svela il suo volto autoritario: il caso Grecia” (22/7/2015)

“Giuristi contro la legittimità del Parlamento: “La Consulta è andata oltre i propri poteri” ” (3/5/2015)

“Può un Parlamento incostituzionale modificare la Costituzione italiana?
Intervista all’avvocato Marco Mori” (7/4/2015)

“La strage di Parigi, i punti oscuri e chi se ne avvantaggia” (13/3/2015)

“La bufala Isis e il solito giornalismo complice” (10/3/2015)

 

 

 

 

La strage di Parigi: terrorismo islamico o occidentale?

Isis Cia Mossad

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net”, il 23/11/2015)

Dopo pochi mesi siamo di nuovo qui a scrivere sulla strage di Parigi. E come per il caso Charlie Hebdo, i punti oscuri sono tanti. (1)

La cosa più azzeccata che si è letta su Internet dopo il massacro di venerdì scorso, l’ha scritta Aldo Giannuli: “E’ la Caporetto della sicurezza francese: se dopo dieci mesi da un evento di quelle proporzioni, si incassa una serie di sette attentati simultanei in pieno centro della capitale vuol dire che è meglio che quelli della Suretè si diano al giardinaggio, e il Presidente Hollande farebbe bene a destituirne in blocco l’intera dirigenza” (2)

Eh già, perché dopo la strage dello scorso gennaio e dopo i tanti proclami dell’Isis contro l’Occidente, ci si aspettava che fatti del genere non si ripetessero. O almeno, non in maniera così plateale.

A confermare le perplessità sull’operato dei servizi francesi ci sono tanti elementi. Per primo, il fatto che ad allertare la Francia sulla possibilità di attacchi imminenti fossero stati i servizi iracheni, quelli sauditi, quelli statunitensi e quelli turchi. Ai quali si aggiunge l’allarme dato alla comunità ebraica il giorno stesso del massacro, come riportato dal Times of Israel. (3) (4) (5) (6)

Insomma, una pioggia di avvertimenti che non sembrano aver permesso all’intelligence parigina di attivarsi nel migliore dei modi per prevenire l’accaduto, nonostante alcuni degli autori della strage fossero monitorati da tempo e nonostante il precedente di Charlie Hebdo. (7) E parliamo di servizi di sicurezza che, storicamente, hanno fatto da modello per Scotland Yard e FBI.

Eppure, dopo questo secondo incredibile fallimento, non si odono voci di un licenziamento in tronco dei dirigenti della sicurezza francese. Evidentemente questi dell’Isis sono veramente bravi a eludere i sistemi di sorveglianza occidentali… Ne discende (secondo i commentatori di ogni ordine e grado) che occorre un maggiore controllo sulla popolazione, sulle comunicazioni private, magari nuove restrizioni delle libertà civili, e una guerra totale contro i terroristi. Pochi giorni dopo la strage, un sondaggio ha rilevato come l’84% dei cittadini francesi sia pronto a rinunciare a parte delle proprie libertà in nome della sicurezza. (8)

Quando si parla di Isis, però, bisogna sempre partire da una premessa fondamentale (che viene spesso e volentieri dimenticata dai mass-media): è ormai sconfinata la letteratura che descrive i legami tra lo Stato Islamico e i suoi creatori occidentali. Anche limitandosi solo a Internet è possibile reperire valanghe di articoli, e con fonti assolutamente prestigiose. Ne vado a linkare alcuni: ci sono ricerche di professori universitari (9), documenti del Pentagono e della DIA (10) (11), dichiarazioni di politici e militari, americani e non (12) (13) (14), ricostruzioni giornalistiche (15), rivelazioni di whistleblower come Snowden (16) e tanto altro ancora. Tutte ripetono la stessa incontestabile verità: l’Isis fu creata, finanziata e addestrata dagli Usa, con la collaborazione di altri Paesi Nato (tra cui  soprattutto Gran Bretagna e Turchia) e di Israele, Arabia Saudita e Qatar, per destabilizzare il regime siriano filorusso di Bashar el Assad. E’ per questo motivo che da anni i Paesi occidentali dicono di far la guerra allo Stato Islamico, ma in realtà poco si è fatto per sradicarla sul serio, mentre da più analisti è stato riconosciuto che le potenze occidentali potrebbero toglierla di mezzo – se veramente volessero – “nel giro di 24 ore”. Su Barricate ne abbiamo già parlato con un articolo pieno di riferimenti mesi fa. (17)

Dal punto di vista geopolitico, l’Isis torna utile per diversi motivi all’Occidente. Da una parte perché si finanzia soprattutto vendendo petrolio (di cui Siria e Iraq sono ricche) a basso prezzo sul mercato nero, oltre il 50% del quale sembra venga acquistato da società statunitensi (18) (19). Dall’altra con la loro guerra ad Assad, colpevole, tra l’altro, di opporsi alla costruzione di un gasdotto che porterebbe il gas in Europa dal Qatar, minando lo strapotere russo in materia (20). E, stando alle rivelazioni di Edward Snowden, lo Stato islamico servirebbe anche a proteggere Israele, raccogliendo jihadisti per incanalarli contro i suoi nemici, in un’operazione denominata “Nido dei calabroni”. (21)

E ora che si prospetta una nuova e lunga “guerra al terrore”, come accadde per l’11 settembre il cattivo di turno ha avuto contatti precedenti con la Cia. Ci sono foto che documentano gli incontri tra il “Califfo del Terrore” Al Baghdadi e il senatore americano John McCain, il quale ha anche candidamente ammesso di essere “in costante contatto con l’Isis”. (22) (23)
Al Baghdadi fu prigioniero degli Stati Uniti in Iraq dal 2005 al 2009, dopodiché fu misteriosamente rilasciato. Secondo Snowden, perché reclutato dalla Cia allo scopo di dirigere lo Stato Islamico.  (24) (25)

Sulla contiguità tra Isis e Stati occidentali, il giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa è stato molto chiaro: “L’Isis è una specie di Spectre in cui Stati islamici (alleati dell’Occidente) coesistono con i servizi segreti dell’Occidente, a cominciare da quelli francesi, che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei francesi.” (26)

Ce n’è abbastanza, allora, per parlare di complotto? Gli elementi sospetti ci sono tutti.Made Usa

Prima ci hanno propinato i soliti documenti scampati miracolosamente alle esplosioni dei kamikaze (una costante dopo 11 settembre e Charlie Hebdo: o resistono alle esplosioni o li dimenticano in macchina); poi è arrivata la rivendicazione del Califfo del terrore, come detto targato Cia; poi sono partiti i consueti bombardamenti che, massacrando migliaia di civili in Siria evitano anche la possibilità che qualche ragazzino possa darsi al jihadismo (tanto per ribadire la superiorità occidentale in termini di rispetto della vita umana), e ora tutto l’Occidente è pronto ad aumentare le misure di controllo, gli armamenti, cambiare le Costituzioni in nome della “sicurezza”.

E’ interessante notare che, dopo il caso di Charlie Hebdo, quando un magistrato chiese al governo francese la pubblicazione di documenti legati al traffico d’armi che aveva permesso ai terroristi di compiere la strage, questi furono secretati per “motivi di sicurezza nazionale”. Sembra che la pista delle armi portasse direttamente ai servizi segreti francesi. (27) (28)

Così come sempre Aldo Giannuli (un esperto in materia) si è detto stupito che tra le armi usate dai terroristi ci fosse il fucile a pompa, arma “precisissima, potente, solida, che non si inceppa mai, ma scomodissima da usare e che richiede di riprendere la mira ad ogni colpo. Una arma classicamente usata da servizi segreti (amatissima da quelli americani) e da Cosa Nostra (sempre negli Usa)”. Un’arma “preziosa per attentati ad un determinato bersaglio, ma del tutto disfunzionale nel corso di una azione in cui si spara nel mucchio, cosa per la quale risulta tanto più utile il classico kalashinikov”. (29) Gli stessi terroristi erano stati descritti da alcuni dei sopravvissuti alla strage come “bianchi, che agivano come professionisti, come membri delle forze speciali”. (30)

Infine una stranissima coincidenza sul teatro Bataclan, luogo dove sono morte 89 delle 129 vittime della strage: i proprietari ebrei avevano deciso di venderlo, dopo 40 anni, esattamente lo scorso 11 settembre, prima di trasferirsi in Israele. E come già detto, la comunità ebraica era stata allertata del rischio attentati. (31)
Per chi ama la simbologia, sembrerà anche interessante che nel locale si esibissero, al momento della strage, gli Eagles of Death Metal (letteralmente: Aquile di Metallo di Morte), un nome decisamente profetico, visti i bombardamenti su Raqqa dei giorni successivi. E, sempre rimanendo nel campo simbolico, qualcuno avrà notato la coincidenza tra il giorno Venerdì 13 (con la sua storia) e la Francia come teatro della strage. Ma forse stiamo divagando, anche se sappiamo che esiste gente molto legata alle simbologie.

Secondo Gioele Magaldi, autore del libro “Massoni” e lui stesso aderente alla libera muratoria, dietro questa e tante altre stragi – 11 settembre incluso – ci sarebbe una superloggia guidata da personalità di spicco dell’Occidente, la Hathor Penthalpha (Hathor, come Isis, è uno dei nomi della dea Iside). L’obiettivo sarebbe usare atti di terrorismo per dirigere il mondo nella direzione voluta. Nemico finale: la Cina e la Russia, i principali competitor al potere di Washington. (32)

Ma torniamo al futuro prossimo: quali sono e saranno gli effetti di questo “11 settembre francese”? Quelli che conosciamo.
Politici e giornalisti che si levano a chiedere più misure di sicurezza, guerra al “fanatismo islamico”, più controlli interni e alle frontiere, restrizioni delle libertà civili e dei diritti costituzionali, un “fronte unico” occidentale contro il Terrore, poteri speciali ai governi. E una nuova ondata di islamofobia dilagante.

Chi ne beneficerà? I falchi Usa e occidentali, sempre alla ricerca di nuovi pretesti per intensificare guerre e ingerenze in Medio Oriente contro gli “Stati canaglia” (che domani potrebbero essere etichettati, con un qualsiasi pretesto, come “amici del Terrore” oppure come incapaci di gestire la presenza dell’Isis, e quindi via alla imposizione di nuovi governi filoccidentali), Israele che potrà continuare il suo genocidio in Palestina indisturbato (a proposito, perché l’Isis non attacca gli odiati israeliani, ma continua ad agire tutt’intorno ad essi? La cosa è alquanto curiosa…(33) ), gli sponsor degli Stati Uniti d’Europa che tuoneranno sulla necessità di più unità, di un esercito europeo e di un coordinamento più centralizzato, e tutti coloro che vorranno limitare le libertà civili e intensificare il controllo sulla popolazione, ovviamente per tutelare la nostra sicurezza contro i “terroristi”. Dei terroristi finanziati, armati e addestrati dall’Occidente, sempre monitorati dai servizi, ma che i servizi poi si lasciano clamorosamente sfuggire in casi come questi.

 

P.s. I sospetti sui servizi segreti francesi sono anche confermati da questo articolo, pubblicato su Megachip il 21 novembre scorso, che mette in luce i legami tra alcuni esponenti del jihadismo e il DGSE francese. Tutti gli uomini noti al pubblico e coinvolti nella strage di Parigi erano in qualche modo monitorati dai servizi, il che rende ridicola l’idea che nessuno sapesse dov’erano e cosa facevano poco prima del 13/11)

 

 

Link:

  1. http://www.barricate.net/2015/03/2335/
  2. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  3. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/16/attentati-parigi-sospetto-terrorista-bordo-di-una-seat-ricercato-nel-torinese-fallito-blitz-bruxelles-salah-abdeslam-non-e-stato-catturato-foto-video/2222762/
  4. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13460
  5. http://www.timesofisrael.com/in-france-defense-experts-see-parallels-to-israel/
  6. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/pcb.1706865316213647/1706865272880318/?type=3&theater
  7. http://www.internazionale.it/opinione/ewen-macaskill/2015/11/20/parigi-attentati-servizi-segreti-errori
  8. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=13446
  9. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9497
  10. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  11. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  12. https://www.facebook.com/99posseofficial/photos/a.148747825951.126983.38017080951/10153152396600952/?type=3
  13. http://www.byoblu.com/post/2015/11/15/generale-francese-lisis-creato-dagli-usa.aspx
  14. http://lastella.altervista.org/ex-ufficiale-usa-lisis-e-un-mostro-creato-dalla-cia/
  15. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13441
  16. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  17. http://www.barricate.net/2015/03/la-bufala-isis/
  18. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13473
  19. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=13224
  20. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  21. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  22. http://popoffquotidiano.it/2014/08/23/il-patto-isil-usa-in-una-foto/
  23. http://popoffquotidiano.it/2014/11/12/mccain-ammette-sono-in-contatto-permanente-con-lisis-video/
  24. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  25. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  26. http://it.sputniknews.com/mondo/20151116/1553459/mandanti-terrorismo-ISIS.html
  27. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13444
  28. http://www.libreidee.org/2015/11/strage-a-parigi-operazione-militare-truccata-da-jihadismo/
  29. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  30. http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_14/attentati-parigi-testimoni-terroristi-erano-bianchi-sparavano-come-soldati-forze-speciali-e184e4ee-8ab3-11e5-8726-be49d6f99914.shtml
  31. https://www.forexinfo.it/Parigi-il-teatro-Bataclan-era
  32. http://www.libreidee.org/2015/11/il-massacro-di-parigi-e-le-rivelazioni-choc-di-gioele-magaldi/
  33. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/a.1475876469312534.1073741828.1475866322646882/1707340056166173/?type=3

 

 

 

Sulla carne e sul suo impatto ecologico

Perché non deve essere solo l’Oms a farci ridurre il consumo

Pork

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net”, il 12/11/2015) 

Il recente allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sui pericoli derivanti dal mangiare carne (specialmente insaccati e sughi pronti, un po’ meno per le carni rosse), si inserisce in un dibattito sulla consapevolezza alimentare iniziato da tempo, specialmente in Rete. Gli effetti nocivi di certi tipi di carne non sono nuovi a chi si informa in modo attento, ma la scelta di ridurne il consumo non deve essere legata solo al fatto (già di per sé più che sufficiente) che l’alimento non sia salutare. Si può infatti obiettare che la carne di qualità, allevata secondo metodi più naturali e sani, non sia così dannosa. E l’argomento sarebbe corretto.

I problemi legati al consumo di carne – come per tutte le cose – sono strettamente legati al suo abuso, e all’eccessiva richiesta dell’alimento. Gli allevamenti intensivi rispondono proprio a questa smodata richiesta di carne a buon mercato, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Per chi non sa cosa accade negli allevamenti intensivi di maiali, mucche, polli e tacchini, consigliol’ottimo libro di Jonathan Safran Foer, “Se niente importa”, che descrive in modo dettagliato la realtà disgustosa degli allevamenti negli Usa.

Dalla dissezione degli animali ancora vivi e coscienti al confezionamento di polli e tacchini sporchi e ripieni di feci, dall’alimentazione degli animali con mangime di scarsissima qualità alla imbottitura che gli viene somministrata di farmaci e ormoni, fino alle violenze compiute su di loro, che spesso vivono in spazi ristrettissimi, senza luce né aria, con le ossa rotte e i muscoli intorpiditi, il libro porta il lettore in una galleria degli orrori dopo i quali è difficile assaporare un pezzo di carne come prima. Non a caso, dice Safran Foer, l’industria alimentare fa di tutto per tenere nascosti al pubblico i metodi impiegati nell’allevamento e macellazione degli animali, ben sapendo l’impatto che questa consapevolezza avrebbe sugli ignari consumatori.

Foer

Anche questa crescente coscienza è alla base dell’aumento del numero dei vegani nel mondo, che come sappiamo non mangiano carne, pesce né altri derivati animali come latte e uova, essendo a conoscenza dei maltrattamenti subiti dagli animali negli allevamenti intensivi e della nocività per la salute dei prodotti che ne derivano.

Quindi la questione del non consumare carne (o ridurla, come il pesce e altri derivati animali) si lega strettamente non solo all’impatto che questo prodotto ha sulla salute umana (la cui negatività è ormai piuttosto provata) ma anche a motivazioni di tipo etico, una volta approfondita la orribile realtà di questo tipo di allevamenti, che ormai rappresentano la norma nell’industria alimentare globale.

Come se non bastassero le motivazioni sanitarie e quelle etiche, a dare ragione a coloro che chiedono una riduzione nel consumo complessivo di carne si aggiungono le motivazioni ambientali. Gli allevamenti intensivi, infatti, rappresentano la seconda causa per importanza del surriscaldamento climatico dopo l’elettrificazione degli edifici, come riportato da Jeremy Rifkin – tra gli altri – in “La civiltà dell’empatia”.

Ridurne il consumo, quindi, aiuterebbe anche a disinnescare una delle principali minacce per il futuro prossimo dell’umanità.

E’ importante sottolineare che non basta mangiare meno carne per avere una dieta salutare: l’epidemiologo Franco Berrino ha spiegato bene quali sono le principali cause di cancro, e come alimentarsi per evitarlo: cerali integrali, legumi, frutta e verdura biologiche sono alla base di una alimentazione corretta. Alimenti come carne, pesce e latticini vanno ridotti in modo considerevole, assieme a farina, zucchero e sale raffinati.

Senza dimenticare che la qualità dell’aria che respiriamo e dell’ambiente che ci circonda sono altrettanto importanti di quello che ingeriamo, quindi la lotta per una buona alimentazione si lega inevitabilmente alla lotta per mantenere l’aria pulita e l’ambiente non contaminato.

Infine una riflessione sul consumismo imperante: come già rilevato nell’ultimo articolo di Barricate sul surriscaldamento climatico, un altro dei problemi per il futuro prossimo sarà la sovrappopolazione collegata al consumo eccessivo delle risorse. Il mondo non può sostenere oltre 7 miliardi di avidi consumatori, né si può permettere che la gente muoia di fame.

La soluzione è ridurre consapevolmente la popolazione e i consumi, facendo meno figli ed adottando uno stile di vita più ecosostenibile. Pensare di moltiplicarsi all’infinito e divorare in modo sconsiderato le risorse del mondo è stupido e arrogante. Occorre quindi ristabilire un’etica di armonia ed equilibrio con il pianeta, mettendo da parte la visione biblica e capitalista di sfruttamento selvaggio della Madre Terra e delle sue risorse.

Naomi Klein, la crisi ambientale e l’urgenza di ripensare la società attuale

Natura vs industria

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net” il 16/9/2015)

Ho da qualche giorno finito di leggere “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein (titolo originale: “This changes everything”), e il libro centra perfettamente quella che è la sfida più grande per il futuro prossimo dell’umanità. La Klein rileva come, per evitare una crescita della temperatura di più di 2 gradi entro la fine del secolo e tutti i disastri che ne deriverebbero (sotto forma di terremoti, inondazioni, carestie, immigrazioni di massa, città sommerse, ondate di calore estremo), occorre ripensare radicalmente l’attuale sistema socio-economico, riducendo rapidamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili e aumentando il nostro utilizzo di energie rinnovabili. Questo rapido cambiamento, seppur necessario, è tuttavia ostacolato dalle potenti lobby dei combustibili fossili, che non vogliono perdere le loro ingenti fonti di profitto, a volte aiutate dalle stesse organizzazioni “verdi”. Ad opporsi a questa inversione di marcia è anche il sistema del capitalismo neoliberista in sé: operare una conversione sostenibile dell’economia mondiale implica dare grande potere di regolare l’economia agli Stati e agli organismi sovranazionali, il che vuol dire porre fine alla deregolamentazione dei mercati e delle attività economiche – uno dei pilastri della dottrina neoliberista – e fermare le ondate di privatizzazioni, riportando al centro l’importanza del settore pubblico. Per questo la Klein insiste sulla necessità di una “inversione a U”: il capitalismo, come lo conosciamo adesso, deve radicalmente essere modificato se si vogliono operare quei cambiamenti che la sconfortante agenda climatica ci impone.

Per andare verso il disastro, dice la Klein, è sufficiente invece “continuare sulla strada che abbiamo intrapreso finora”.

Il tema del cambiamento climatico si lega anche ai temi della sovrappopolazione e della futura scarsità di risorse. Un altro mito della economia contemporanea è quello della crescita eterna. La Terra, invece, ci dice che le risorse sono limitate, e che ogni anno consumiamo il budget di risorse rinnovabili messe a disposizione dal pianeta sempre prima (quest’anno l’”Overshoot Day” è stato il 13 agosto, l’anno scorso fu il 19), andando ad intaccare quelle accumulate nel corso di secoli.

Naomi KleinPer impedire che in futuro semplicemente non ci siano risorse sufficienti e si inasprisca una vera e propria guerra di tutti contro tutti, occorre ridurre l’impatto degli esseri umani sul pianeta e sulle sue risorse. Questo è possibile solo in due modi (se si vogliono evitare quelli più spiacevoli, come guerre, carestie ed epidemie): facendo meno figli e consumando meno risorse. Proprio il contrario di quello che ci dicono di fare due fra le istituzioni più potenti del pianeta: la Chiesa cattolica, che si oppone a qualsiasi forma di controllo delle nascite (compresi i contraccettivi), e le corporation globali, che insistono sulla necessità di aumentare indefinitamente i consumi.

Gli stessi accordi per il commercio internazionale approvati nel corso degli ultimi decenni, hanno causato l’aumento delle emissioni nocive e sancito la prevalenza delle esigenze del commercio su quelle della salvaguardia della Terra e della sua abitabilità.

Di questo passo, il pianeta sarà in futuro un luogo sempre più caldo, sempre più sovrappopolato, con una violenta guerra di tutti contro tutti per le risorse, sempre più scarse. E sarà un luogo funestato da sempre più frequenti disastri naturali, di cui probabilmente le corporation cercheranno di avvalersi per realizzare ulteriori profitti, com’è nello stile del “capitalismo dei disastri”.

La Klein offre come soluzione la costituzione di potenti e organizzati movimenti/partiti ambientalisti, che mettano al centro dei propri obiettivi la salvaguardia dell’ambiente e del clima, unitamente all’abbandono delle dottrine neoliberiste in economia e alla redistribuzione delle risorse e della ricchezza, contribuendo a democratizzare il potere togliendolo a quella frazione dell’1% della popolazione che lo detiene tuttora.

Ancora una volta, tutto dipende dalla capacità delle masse di autorganizzarsi contro le élite che cercano di manipolarle. Per operare questi cambiamenti nonostante l’azione contraria dei media e della politica filo-industriali, ci vorrà l’impegno di tutti.

 

 

 

L’Unione Europea svela il suo volto autoritario: il caso Grecia

NaziUe2(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net” il 22 luglio 2015)

Alla fine hanno gettato la maschera un po’ tutti. L’ha gettata Alexis Tsipras, che da novello Che Guevara e idolo delle sinistre internazionali si è rivelato l’ennesimo politicante rivoluzionario a parole e conservatore nell’animo.

L’ha gettata l’Unione Europea, che si è mostrata per quello che è: un pugno di tecnocrati eterodiretti da banche e multinazionali e un’entità egemonizzata dalle pulsioni di dominio tedesche, in un progetto che da più parti viene ormai equiparato al Piano Funk nazista: un nuovo Reich con la Germania uber alles, un mercato unico e l’Euro modellato sul marco tedesco come moneta di riferimento.

L’hanno gettata gli Usa, che ancora una volta hanno fatto pesare la loro ingerenza durante le trattative tra Grecia e Ue, mostrando di nuovo quanto i suoi diktat pesino sulle “democrazie” europee.

E forse l’hanno gettata anche quanti continuavano a difendere l’Euro e a invocare “più Europa” come soluzione per ogni male. L’Euro, è ormai assodato, è sinonimo di austerità. Continuare a sognare, come fa anche Podemos, di rifiutare l’austerità restando nell’Euro e dentro le regole europee è voler ingannare l’elettorato, oppure non capire bene la situazione. Come ha rilevato anche Krugman, uno degli errori di Tsipras è stato non aver avuto pronto il piano B dell’uscita dalla moneta unica. Senza una seria intenzione di rompere con l’Euro e le regole-capestro europee nessun partito “anti-austerity” avrà mai vero potere contrattuale.

Poi ci sono quelli del “ci vuole più Europa”, che fanno finta di dimenticare che andare verso gli Stati Uniti d’Europa significa portare a compimento a colpi di crisi un progetto autoritario che è stato ampiamente bocciato dai popoli nel 2005 (Francia e Olanda, per la Costituzione europea) e poi nel primo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona. In entrambi i casi la volontà popolare è stata ignorata e bypassata.

Che la democrazia non piacesse ai tecnocrati europei era già chiaro una decina d’anni fa, ma con il caso Grecia e il totale annullamento dell’Oxi al referendum, il volto autoritario di questa Ue e dei suoi promotori è venuto definitivamente allo scoperto. Votare non serve più, i popoli non possono esprimersi sulle questioni dei “grandi”, e se lo fanno in un modo che non gli piace, li si ignora.

Questa è la fine della democrazia e l’inizio di un palese autoritarismo della finanza e dell’industria internazionale. Usa e Germania sono al primo posto nel promuovere questo autoritarismo, guidati dal verbo neoliberista e dalle pretese delle banche d’affari di riferimento: è noto che la JpMorgan chiedeva che gli Stati del sud si liberassero delle costituzioni antifasciste, troppo socialiste e democratiche per i loro gusti.  Il nuovo nazifascismo ha poco a che fare con gli Stati nazione, ridotti al rango di burattini, e molto con il grande capitale finanziario e industriale, lo stesso che continua ad imporre con tutto il proprio peso la deregolamentazione del business e dei mercati e il peggior estrattivismo, che tanti danni stanno facendo alla razza umana e al pianeta in generale.

NaziUeIl denaro e l’economia sono la nuova arma di oppressione, capaci di comprare folte schiere di servi pronti ad avallare un sistema che è completamente contrario al benessere delle specie viventi.

La soluzione è nel recupero con ogni mezzo delle sovranità: sovranità economica e monetaria, sovranità alimentare e sovranità politica.

Dall’Euro e dalle regole dell’Ue bisogna uscire, per riprendere quei margini di manovra economica negati dai vampiri di Bruxelles e Berlino.

Il tempo di parlare di “Altra Europa” ed “Europa dei popoli” è finito: dalla macchina infernale ci si salva solo se se ne esce per tempo. Al suo interno ci sono solo sfruttamento, austerità, e dominio dei ricchi sui più poveri.

O, per dirla con Chomsky, la crisi e le regole europee sono lì per fomentare una “lotta di classe anomala”, combattuta a colpi di finanza e debiti, per assoggettare i popoli e le classi lavoratrici senza dover utilizzare alcuna arma convenzionale.

Siamo al si salvi chi può: che se ne esca con la politica o con gli scontri di piazza non importa, siamo in dittatura e stare fermi non servirà a liberarsi dal mostro.

 

 

 

Giuristi contro la legittimità del Parlamento: “La Consulta è andata oltre i propri poteri”

parlamento_illegittimo

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net”, il 3 maggio 2015)

È passato un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale (1/2014) che ha dichiarato parzialmente incostituzionale il Porcellum e contemporaneamente legittimato il Parlamento, ma gli effetti di quella pronuncia non cessano di essere oggetto di dibattito. Specie mentre in Aula si discute la nuova legge elettorale, altro tema caldo che sta alimentando lo scontro dei renziani con le opposizioni e la minoranza Pd.

Ciò che ancora viene contestato da alcuni giuristi è il sostanziale “abuso di poteri” con cui la Corte Costituzionale ha deciso di rendere legittimo il Parlamento invece che rendere nulle le elezioni del febbraio 2013, sancendo la necessità di tornare alle urne.

“Il problema non è stato posto e risolto, se non, con una certa fretta, in termini di validazione della piena operatività delle attuali Camere scrive sul suo blog Luciano Barra Caracciolo, presidente della V sezione del Consiglio di Stato.

“La sentenza, senza aver compiuto alcun accertamento al riguardo – cosa che avrebbe presupposto un’istruttoria relativa agli atti di convalida degli eletti nelle due Camere, procedura al tempo non ancora compiuta – ritiene che costituiscano “un rapporto esaurito” sia le elezioni, sia le operazioni che avevano condotto alla proclamazione degli eletti.

E tale procedimento di verifica – prosegue Barra Caracciolo – ritenuta nel suo sviluppo una giurisdizione speciale costituzionalmente sancita, implicava la rinnovata applicazione della legge elettorale dichiarata illegittima, anche nelle parti interessate dalla sentenza della Corte.

Da tali rilievi, fondati sull’art. 66 Cost. e sulle procedure che ne conseguono presso le rispettive Camere, sorge il dubbio che la Corte abbia errato nel definire “esaurito” anche il solo mero rapporto inerente alla fattispecie della elezione dei singoli componenti”.

Per Barra Caracciolo, la sentenza “Non spiega quanto a lungo, e in funzione di quali attività, le Camere elette con la legge dichiarata illegittima potevano conservare i propri poteri operativi”.

Il presidente del Consiglio di Stato contesta poi il principio di “continuità dello Stato”, invocato dalla Consulta per giustificare la vigenza del Parlamento eletto con il Porcellum: “E’ pur vero che le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non devono perdere la loro capacità di deliberare (ma sempre nei limiti previsti dalla Costituzione), ma tale affermazione non ha nulla a che vedere con la dichiarazione di incostituzionalità della legge elettorale.

Il venir meno di “una” composizione non ha nulla a che vedere con la permanenza dell’organo (che è il vero fatto istituzionale tutelato implicitamente dalle norme costituzionali).”

Per cui, per Barra Caracciolo: “Questo travisamento di oggetto della continuità dello Stato è ancor meno comprensibile proprio nel momento in cui quella composizione soggettiva dell’organo viene non solo ritenuta contraria all’art 67 Cost., ma nella stessa sentenza, vengono indicate quali norme elettorali risultano comunque operative dopo l’intervento della Corte; cioè allorché, all’interno della stessa pronuncia, ci si preoccupi di rendere possibile la “continuità dello Stato” correttamente intesa, con lo svolgimento di nuove elezioni e la conseguente, e certamente preferibile, individuazione di una nuova composizione delle Camere non affetta da illegittimità costituzionale”.

Un altro punto critico della sentenza è il “salvacondotto” dato dalla Consulta agli atti posti in essere dal Parlamento così legittimato: “Affermare come ha fatto la Corte, su questa scarna premessa (della continuità dello Stato), che “nessuna incidenza è in grado di spiegare la presente decisione neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali”, significa confondere la continuità degli organi “essenziali” dello Stato  con la continuità della posizione di vantaggio acquisita dai singoli individui che compongono accidentalmente uno di tali organi.
È, in altri termini, come affermare che, nonostante il vizio di rappresentatività che soffre l’individuazione di “quegli” individui” (eletti con legge incostituzionale), questi e solo questi possono svolgere le funzioni che l’organo deve svolgere a norma di Costituzione! Una giustificazione ben difficile da fornire, se si guarda alla realtà che dovrebbe contraddistinguere una democrazia!”

Il presidente del Consiglio di Stato chiude con un interrogativo: “E allora quale sarebbe stato il vulnus di un immediato ritorno a elezioni secondo regole elettorali costituzionalmente legittime, che la Corte aveva individuato, sancendo la fine della composizione delle Camere da essa dichiarata incostituzionale, potendo oltretutto ricorrersi per le “urgenze” previste dalla Costituzione al principio (costituzionale) della prorogatio? Un interrogativo che, duole dirlo, non riesce ad avere risposta e che fa dubitare della concreta capacità della Corte di rendere coerenti le proprie decisioni con le premesse ed i principi che essa stessa richiama. Questo sì un vulnus per la integrità e la continuità della vita della Costituzione.” 

 

Alle critiche di Barra Caracciolo si aggiungono quelle dell’avvocato Marco Mori, celebre per la sua causa in corso sul contrasto tra i trattati europei e i principi supremi dell’ordinamento italiano.

Non è possibile che questo Parlamento continui a legiferare e tantomeno è possibile che si possa mettere mano alla Costituzione. Le ratio della mia presa di posizione è assai semplice.

L’art. 136 Cost. dispone: “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Dunque è la Costituzione a determinare quali siano gli effetti della declaratoria d’incostituzionalità e non la Corte Costituzionale, che ovviamente non può vantare poteri superiori a quelli conferiti dalla legge.

Per definizione gli effetti dell’incostituzionalità non possono moltiplicarsi ulteriormente nell’ordinamento a seguito della sentenza, dunque gli effetti devono cessare. Ovviamente se il Parlamento continua a legiferare gli effetti non solo non cessano, ma addirittura si moltiplicano nell’ordinamento. Se il Parlamento arriva addirittura a modificare la Costituzione si è davvero davanti ad un corto circuito clamoroso. La Costituzione che cambia senza il rispetto della sovranità popolare.

Era ovvio che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto immediatamente procedere con lo scioglimento delle Camere. A quel punto, proprio in forza del principio della continuità dello Stato e della natura indefettibile e necessaria del Parlamento stesso, avrebbe potuto operare l’istituto della prorogatio. Ovvero, ai sensi dell’art. 61 Cost. è effettivamente previsto che il Parlamento possa legiferare anche a seguito dello scioglimento delle Camere in caso fosse necessario.”

 

Mori, come Barra Caracciolo, cita l’articolo 66 della Costituzione, che prevede la necessità per le Camere di giudicare delle cause di sopravvenuta ineleggibilità dei suoi componenti:

Risulta assolutamente fuori luogo ritenere che, senza il previo scioglimento delle Camere, le stesse possano continuare a legiferare anche in forza del dettato dell’art. 66 Cost. Tale norma non consente di ritenere fatto giuridico esaurito la nomina di qualsivoglia parlamentare. Infatti è previsto che ciascuna Camera decida, anche dopo le elezioni, dei titoli di ammissione dei suoi componenti per cause sopraggiunte di ineleggibilità. Non si vede causa maggiore di ineleggibilità di una declaratoria di incostituzionalità della norma che ha consentito ad un soggetto non legittimato di sedere in Parlamento.

Siamo dunque innanzi ad una vera usurpazione del potere politico cui purtroppo la stessa Corte Costituzionale ha prestato il fianco, con una sentenza in cui è andata oltre i suoi poteri.

Vale inoltre la pena sottolineare che, non essendo gli effetti dell’incostituzionalità a disposizione della Corte Costituzionale per le ragioni letterali spiegate, e non essendo oggetto del giudizio della sentenza n. 1/2014 la valutazione della legittimità di successivi provvedimenti del Parlamento, le parti della sentenza che si esprimono sul tema non hanno alcun valore di giudicato.

 

Ai dubbi dei due giuristi si aggiungono quelli di Antonio Riviezzo, ricercatore in Diritto Costituzionale presso l’Università di Sassari:

“Che la vera chiave su cui si regge tutto l’apparato argomentativo sia costituita dal principio di continuità dello Stato (in generale, e delle Camere in particolare) pare dimostrato dalla seguente circostanza: è già stato rilevato in dottrina che far derivare l’“esaurimento” del rapporto giuridico dalla mera proclamazione degli eletti – atto meramente amministrativo – finirebbe con lo svuotare di qualsiasi portata precettiva l’art. 66 Cost., il quale pare viceversa costituire il punto di riferimento indefettibile della materia; né pare seriamente credibile che i giudici costituzionali non abbiano avuto presente tale disposizione al momento di giustificare la loro decisione; così come appare impraticabile, in quanto palesemente circolare, l’argomento del rapporto esaurito: esso non può costituire, in senso proprio, “motivazione” (in diritto) della sentenza, ma, al limite, “esito” della qualificazione della fattispecie controversa, idoneo a orientare l’irretroattività del dispositivo. Più credibile è allora l’idea che la Corte abbia pensato che un’applicazione draconiana degli effetti di annullamento avrebbe fatto venir meno le Camere attuali, elette sulla base di una legislazione costituzionalmente illegittima, ed abbia quindi cercato un congegno credibile (accettabile?) che arginasse una simile eventualità.

Sulla decisione della Consulta di salvare il Parlamento, Riviezzo obietta: “Ci si sarebbe potuti/dovuti orientare in modo diverso, evitando di collegare la declaratoria di annullamento direttamente al Parlamento anziché ai singoli parlamentari e conseguentemente, evitando di utilizzare il principio di continuità in quanto a quel punto non necessario.
In altre parole, si sarebbe potuta/dovuta salvare quella parte di parlamentari certamente eletti secundum Constitutionem, e provvedere quindi alla sostituzione degli altri secondo le prassi conosciute (che la cosa fosse complicata o meno, è giuridicamente irrilevante), ovvero, se proprio la cosa fosse stata ritenuta, a torto o a ragione, concretamente impossibile, convocare – in extrema ratio – nuovi comizi elettorali per l’espletamento di elezioni suppletive. In definitiva, il principio di continuità pare invocato a sproposito, dato che la decisione, propriamente, non sembra incidere sull’organo-Parlamento, bensì sui singoli parlamentari (con una differenza meramente quantitativa rispetto alle ipotesi in cui normalmente occorre procedere alla sostituzione di coloro risultino privi dei titoli di legittimazione).”

 

Insomma, la Corte ha voluto “salvare” il Parlamento senza che ciò fosse necessario né auspicabile? A sentire i giuristi citati, sembrerebbe di sì. Ma cosa si dovrebbe fare adesso per riportare tutto nella piena legalità?

“L’intervento del presidente della Repubblica è fortemente auspicabile”, afferma l’avvocato Mori, riferendosi al potere del Capo dello Stato di sciogliere le Camere indicendo nuove elezioni, unico modo per sanare l’incostituzionalità di questo Parlamento.

Ad oggi ogni nuova legge emanata dal Parlamento è potenzialmente passibile di essere dichiarata illegittima dalla stessa Corte Costituzionale, che del tutto legittimamente potrebbe (anzi dovrebbe) mutare l’orientamento espresso in via unicamente incidentale nella sentenza di cui si dibatte e magari scusarsi con il popolo italiano per avere omesso di svolgere correttamente i suoi compiti istituzionali.

Costituzionalmente parlando vi è anche un altro organo istituzionale che ha il potere, anzi il dovere, di porre fine a questa situazione di potenziale cortocircuito dovuta dall’apertura di una fase di grave incertezza del diritto che potrebbe esplicitarsi anche tra molti anni con conseguenze catastrofiche: trattasi del Presidente della Repubblica, unico soggetto giuridico che può sciogliere le Camere. Ma prima Napolitano ed oggi Mattarella, in cui comunque nutro ancora qualche flebile speranza, hanno latitato.”

 

Anche Beppe Grillo sul suo blog (in un post a firma di Aldo Giannuli) ha lanciato un appello a Mattarella per porre fine a questa situazione di anomalia giuridica: ora non resta che aspettare la risposta del Quirinale.

 

 

 

 

Può un Parlamento incostituzionale modificare la Costituzione italiana? Intervista all’avvocato Marco Mori

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net” il 1/4/2015)

Costituzione igienicaVedere due fenomeni come la Boschi e Renzi diventare padri costituenti, a rigor di logica, dovrebbe scatenare il raccapriccio di tutto il mondo civilizzato, e forse anche di qualche altro corpo celeste. Soprattutto questo dovrebbe capitare nella terra della Costituzione più bella – nonché meno applicata – del mondo.

Tralasciamo il fatto che a modificare la legge fondamentale dello Stato sia un personaggio non eletto a debite elezioni politiche (sebbene si sia affrettato a considerare il risultato delle europee come equivalente), la vera domanda è: come la mettiamo con la sentenza della Corte Costituzionale? Quel famoso premio di maggioranza illegittimo del Porcellum, il Parlamento pieno di abusivi e quant’altro?

Nella sentenza della Corte si legge che l’elezione delle nuove Camere (e i relativi atti) resta valida per il principio di “continuità dello Stato”, ma può un Parlamento eletto con una legge elettorale e un premio di maggioranza incostituzionali, usare quella stessa abbondante maggioranza per modificare la Costituzione?

Non si tratta di un fatto eversivo, golpista, fascista, che repelle al buon senso?

Sarebbe interessante, una volta che il ridicolo spettacolo del passaggio delle “riforme” alle Camere sia terminato, sentire cosa la Corte pensa in proposito.

Non solo su questo tema, ma anche sul possibile conflitto di questa riforma con i cosiddetti “principi supremi” dell’ordinamento, che per loro natura non sono modificabili. Uno di questi principi è che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dalla Costituzione”.

Ora, con la Fantastica Riforma si vogliono portare le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare a 250mila (rispetto alle 50mila precedenti) e quelle per il referendum  abrogativo a 800mila (da 500mila). Questi non sono forse casi di lesione, o forte compressione, della sovranità popolare? Per non parlare del Senato, che non verrebbe più eletto dai cittadini italiani ma da consiglieri regionali e comunali (e quindi dai partiti).

Altro elemento da far presente alla Corte è se sia nello spirito dei (veri) Costituenti cambiare la Costituzione con una maggioranza sostanzialmente incostituzionale, tenendo conto che la doppia votazione a maggioranza assoluta in seconda battuta fu adottata proprio per evitare cambiamenti poco ponderati della Carta. 

Noi di Barricate abbiamo posto queste domande all’avvocato Marco Mori, celebre per la sua causa in corso sul contrasto tra i trattati europei e la Costituzione italiana.

 

Dott. Mori, è possibile che venga approvata una riforma Costituzionale da parte di una maggioranza sostanzialmente abusiva, come rilevato dalla Consulta con la sentenza sul Porcellum? In quella sentenza la Corte permetteva alle Camere di continuare a legiferare per il principio della “continuità dello Stato”, ma può un Parlamento eletto con una legge elettorale e un premio di maggioranza incostituzionali avvalersene per modificare la Costituzione stessa? Sembra un po’ grottesco…

La risposta alla sua domanda non può che essere negativa. Non è possibile che questo Parlamento continui a legiferare e tantomeno è possibile che si possa mettere mano alla Costituzione. Le ratio della mia presa di posizione è assai semplice.

L’art. 136 Cost. dispone: Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Dunque è la Costituzione a determinare quali siano gli effetti della declaratoria d’incostituzionalità e non la Corte Costituzionale, che ovviamente non può vantare poteri superiori a quelli conferiti dalla legge.

Per definizione gli effetti dell’incostituzionalità non possono moltiplicarsi ulteriormente nell’ordinamento a seguito della sentenza, dunque gli effetti devono cessare. Ovviamente se il Parlamento continua a legiferare gli effetti non solo non cessano, ma addirittura si moltiplicano nell’ordinamento. Se il Parlamento arriva addirittura a modificare la Costituzione si è davvero davanti ad un corto circuito clamoroso. La Costituzione che cambia senza il rispetto della sovranità popolare.

Era ovvio che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto immediatamente procedere con lo scioglimento delle Camere. A quel punto, proprio in forza del principio della continuità dello Stato e della natura indefettibile e necessaria del Parlamento stesso, avrebbe potuto operare l’istituto della prorogatio. Ovvero, ai sensi dell’art. 61 Cost. è effettivamente previsto che il Parlamento possa legiferare anche a seguito dello scioglimento delle Camere in caso fosse necessario. Ma appunto tale regime sussiste solo previo scioglimento delle Camere stesse.

A Camere sciolte, qualora fosse stato ritenuto necessario, si sarebbe potuta approvare una nuova legge elettorale. Necessità che peraltro non vi era. Si poteva votare infatti con le norme previgenti.

Per la verità, la stessa Corte Costituzionale con la sentenza n. 1/2014 ha menzionato l’istituto della prorogatio, senza però avere il coraggio di chiarire i termini della questione. Anzi la Corte, colpevolmente, ha finito per dare legittimità al Parlamento e ciò, come detto, senza avere alcun potere di farlo.

Risulta assolutamente fuori luogo ritenere che, senza il previo scioglimento delle Camere, le stesse possano continuare a legiferare anche in forza del dettato dell’art. 66 Cost. Tale norma non consente di ritenere fatto giuridico esaurito la nomina di qualsivoglia parlamentare. Infatti è previsto che ciascuna Camera decida, anche dopo le elezioni, dei titoli di ammissione dei suoi componenti per cause sopraggiunte di ineleggibilità. Non si vede causa maggiore di ineleggibilità di una declaratoria di incostituzionalità della norma che ha consentito ad un soggetto non legittimato di sedere in Parlamento.

Siamo dunque innanzi ad una vera usurpazione del potere politico cui purtroppo la stessa Corte Costituzionale ha prestato il fianco, con una sentenza in cui è andata oltre i suoi poteri.

Vale inoltre la pena sottolineare che, non essendo gli effetti dell’incostituzionalità a disposizione della Corte Costituzionale per le ragioni letterali spiegate, e non essendo oggetto del giudizio della sentenza n. 1/2014 la valutazione della legittimità di successivi provvedimenti del Parlamento, le parti della sentenza che si esprimono sul tema non hanno alcun valore di giudicato.

Con questa riforma, non è possibile ravvisare un conflitto con i cosiddetti “principi supremi” dell’ordinamento, quali la sovranità popolare? La riforma innalza sia le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare (quintuplicate) che quelle necessarie per i referendum. Inoltre, i senatori non vengono più eletti dai cittadini, ma dai consiglieri regionali e comunali. Non si tratta di una forte compressione (se non lesione) del principio di sovranità popolare?

Mi trova indubbiamente d’accordo anche sotto tale profilo. Ai sensi dell’art. 1 della Costituzione, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. L’art. 75 Cost. che disciplina lo strumento del referendum, dunque, è la naturale esplicazione pratica di questo principio fondamentale dell’ordinamento.

Posto che, come confermato dalla Corte Costituzionale, i principi fondamentali dell’ordinamento ed i diritti inalienabili dell’uomo costituiscono il cardine della forma Repubblicana dello Stato, non è possibile procedere alla loro revisione (Art. 139 Cost.).

Ovviamente i principi fondamentali non sono solo gli articoli dall’uno al dodici della nostra carta, ma anche quelli che ne costituiscono la più puntuale disciplina, come appunto l’art. 75 Cost. Ne consegue che la riforma di tale precetto costituzionale sarebbe possibile solo “in melius”, ovvero riducendo il numero di cittadini necessari alla richiesta del referendum.

Modificare la Carta fondamentale in questo modo, con una maggioranza praticamente illegittima,non tradisce anche lo spirito dei Costituenti, che con il cosiddetto procedimento di revisione “aggravato” volevano evitare facili cambiamenti?

Vale quanto detto prima. Il procedimento di revisione Costituzionale è un cardine della forma Repubblicana dello Stato e dunque non è possibile la sua modifica nel senso di ridurre la possibilità di esercizio della sovranità popolare.

Quindi come possiamo uscire da questa situazione, a parte sperare che i cittadini boccino la riforma tramite referendum?

Salvi improbabili interventi della magistratura che avesse coraggio di rilevare reati in ciò che sta accadendo, credo che l’unica via sia far comprendere alla gente quanto accade. Ovvero che questa crisi economica è semplicemente un trucco per cancellare la democrazia costituzionale. La falsa emergenza contabile diventa la scusa per accettare una svolta autoritaria. Il graduale smantellamento della sovranità auspicato dall’attuale governo illegittimo.

E’ il caso di chiedere una nuova pronuncia della Corte per violazione dei principi supremi, oppure un intervento del presidente della Repubblica? 

L’intervento del Presidente è fortemente auspicabile. In caso contrario, certamente l’unica azione possibile – se dovesse passare anche il referendum – sarebbe agire per cercare di portare la riforma all’attenzione della Corte Costituzionale, azione possibile solo incidentalmente.

 

 

Il popolo italiano, la Corte e il presidente della Repubblica dovranno decidere se vogliono realmente lasciar cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza a un premier golpista non eletto in regolari elezioni politiche e alla sua maggioranza abusiva.

Una loro ratifica di questa aberrazione giuridica sarebbe la conferma che questo Paese non ha più alcuna speranza di essere una vera democrazia.

 

Sito web dell’avvocato Marco Mori:

http://www.studiolegalemarcomori.it/

 

 

La strage di Parigi, i punti oscuri e chi se ne avvantaggia

La bufala Isis e il solito giornalismo complice

Isis

(Articolo pubblicato sul sito “Barricate.net“, il 10/03/2015)

La stampa mainstream è ormai campionessa indiscussa nel prendere tutto ciò che viene diffuso dai piani alti del potere e dargli risonanza come verità assoluta.

Quando poi queste “verità” vengono dall’Impero americano, allora la sudditanza è ancora maggiore.

L’ultimo caso eclatante è quello dell’Isis, lo Stato islamico diventato agli occhi dell’Occidente come il nuovo nemico da combattere, tanto da giustificare l’invio di contingenti in Iraq e Siria da diversi Paesi del mondo, compreso il nostro.

Orbene, si tratta dell’ennesima creatura americana, sebbene la stampa in mano a banche e multinazionali insista nel propinarcela come il nuovo spauracchio per i “popoli liberi”.

A dare conto delle numerose incongruenze sul caso Isis è stato soprattutto – per l’Italia – Franco Fracassi su Popoff Quotidiano, che con i suoi articoli ha messo in luce tutti i collegamenti tra lo Stato islamico, gli Stati Uniti e la Nato.

Prima è venuto fuori che Al Baghdadi e altri uomini dell’Isis e Al Qaeda si erano incontrati più volte con il senatore John McCain, esponente dei repubblicani e uomo ombra della politica estera Usa.

Poi ci ha pensato Hillary Clinton a chiarire che l’Isis è “un prodotto degli Usa, ma sfuggito di mano”.

In precedenza Edward Snowden, il Gola Profonda dell’Nsa, aveva rivelato i piani per la creazione dello Stato islamico, come strumento per dare agli Usa la scusa per attaccare la Siria di Assad.  Cosa che si sta puntualmente verificando, visti i recenti “cambi di strategia”.

In seguito abbiamo appreso dell’esistenza di migliaia di conti correnti dello Stato islamico presso le banche Usb e Hsbc, di cui si “servivano” in precedenza anche Al Qaeda e la Cia, dei quali Obama era a conoscenza sin dal 2008.

Persino i servizi segreti Usa non considerano l’Isis “un pericolo per l’America”, mentre esperti analisti ritengono che il vero motivo della guerra all’Isis sia intervenire sull’Iraq e la Siria di Assad.

Sono state persino trovate evidenze su soldati britannici che combattono fianco a fianco con lo Stato islamico.

Inoltre sono venute fuori rivelazioni riguardanti il trattamento di alcuni miliziani dell’Isis, vezzeggiati e coccolati nelle basi Nato in Turchia, e sui rifornimenti di armi, uomini e denaro allo Stato islamico, provenienti direttamente dagli Stati Uniti e arrivati a destinazione tramite la Turchia (membro cardine della Nato).

A questa già abbondante mole di prove vanno sommati i recenti video sospetti dei ”terroristi” (su cuiesperti hanno ravvisato montature di vario genere); le informazioni su di loro provenienti in larga parte dal Site, gestito da Rita Katz, una sionista convinta (e probabile spia del Mossad); le dichiarazioni di un ex ufficiale americano, Kenneth O Keefe, e dell’ex agente Cia Steven Kelley, per i quali l’Isis è stata creata dagli Usa; e un report delle Nazioni Unite secondo il quale Israele sta collaborando con lo Stato islamico.

Insomma, la storia della guerra al terrore, ancora una volta, non regge.

Stiamo parlando dell’ennesima montatura made in Usa – Israele per giustificare un intervento militare in Iraq e Siria e per destabilizzare un governo, quello di Assad, democraticamente eletto.

Del resto la storia dei due Paesi è piena di interventi militari e di colpi di Stato targati Cia – Mossad, per detronizzare capi di governo poco graditi a Washington e Tel Aviv. Così come di organizzazioni terroristiche da loro finanziate e armate per raggiungere scopi politici.

Barricate ne ha parlato durante l’intervista a John Perkins, ex “sicario dell’economia” e ora in prima linea nel denunciare i crimini dell’Impero americano. Anche Paolo Barnard ha descritto il terrorismo di marca occidentale in modo molto puntuale nel suo libro “Perché ci odiano”.

Si tratta quindi solo dell’ennesimo tassello di un grande – e cruento – puzzle.

 

 

 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: