Il M5S adesso o torna alle origini, o muore

Come auspicavamo nel post precedente, il M5S è stato duramente punito per la sua recente piddinizzazione. Sebbene commentatori di vario genere cerchino di attribuire la sconfitta dei 5 Stelle all’alleanza con la Lega, la realtà è che il M5S ha perso 6 milioni di voti per l’essersi rimangiato troppe promesse (vaccini, Euro, sforamento del 3%, abrogazione pareggio di bilancio e Fiscal compact, caso Ilva ecc.) e per l’essersi avvicinato troppo alle posizioni del Pd, difendendo l’Ue, il rigore nei conti pubblici, le politiche pro-Lgbt e mantenendo una linea troppo morbida (a volte in contrasto con Salvini) sull’immigrazione di massa.

Se adesso il M5S vuole riprendere i voti persi, non deve fare altro che mantenere quelle promesse su cui ha costruito il suo consenso: abrogazione della legge Lorenzin (se serve, cacciando il ministro Grillo), referendum consultivo su Euro e Ue, abrogazione di Fiscal compact e pareggio di bilancio, stop a Ceta e Ttip, sforamento dei vincoli Ue con politiche keynesiane di rilancio dell’economia, stop al business dell’immigrazione clandestina e alle grandi opere inutili.

E deve fare questo ignorando le sirene che lo vorrebbero alleato al Pd: è indicativo che al nuovo meeting del Bilderberg siano stati invitati Matteo Renzi, da sempre contrario all’alleanza del suo partito con i pentastellati,  e Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, un giornale che si è sempre distinto nel chiedere al M5S un’alleanza con i piddini. I poteri forti massonici ed euroatlantici vogliono la caduta di un governo scomodo come quello giallo verde, e useranno anche giornalisti vicini al M5S per premere in questa direzione, mentre cercheranno di “ammorbidire” le posizioni di Renzi.

A Di Maio e Salvini il compito di non farsi dividere e continuare assieme l’esperienza di governo, nonostante i disaccordi e le pressioni esterne.

 

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Europee: votate per sovranisti, nazionalisti, populisti

E così ci siamo: il 26 maggio si vota non solo per il Parlamento europeo, ma anche per una importante regione come il Piemonte e per città capoluogo come Firenze. Si tratta di un appuntamento preparato dai partiti più o meno a partire dal 5 marzo 2018, a giudicare dalla propaganda martellante: a sentire i vari leader sembra davvero che il voto del 26 sarà determinante per cambiare l’Europa e gli equilibri politici interni ai vari Paesi.
Sarà veramente così? Ne dubitiamo. 

A livello europeo il voto avrà un valore più che altro simbolico, poiché com’è noto il Parlamento europeo non ha la facoltà di legiferare da solo, come ben spiegato in questo articolo dell’avvocato Giuseppe Palma e di Paolo Becchi, ma solo in concomitanza con la Commissione e il Consiglio, che hanno un peso ben maggiore sul processo legislativo.
Quello che una maggioranza sovranista nell’Europarlamento potrebbe fare è bloccare alcune iniziative del Consiglio ed eleggere il presidente della Commissione, il cui nominativo però viene proposto dal Consiglio europeo.
Quindi si tratterà solo di decidere, banalmente, chi vogliamo che occupi una manciata di poltrone a Bruxelles e Strasburgo, con poteri di incidere decisamente limitati.

Dovendo scegliere, ovviamente preferiamo che questi siano esponenti della Lega o di Fratelli d’Italia. Il motivo è semplice: danno qualche garanzia in più di fare gli interessi italiani rispetto ad esponenti del Pd o di Forza Italia, e anche del M5S, che di recente si è piddinizzato in modo intollerabile, e quindi va punito duramente. Anche CasaPound sarebbe una scelta interessante, ma vista l’alta soglia di sbarramento (4%) è quasi matematicamente certo che quei voti sarebbero dispersi. Inoltre non è dal Parlamento europeo che Di Stefano è i suoi potrebbero realizzare l’Italexit che sbandierano (tra gli ultimi rimasti a farlo) nel programma.

Archiviato il Parlamento europeo, le cose cambiano di poco sul voto regionale e locale. Qui occorre nuovamente votare per i partiti della destra nazionalista (Lega e Fratelli d’Italia), ma ci auguriamo anche un ottimo risultato per CasaPound e gli altri partiti sovranisti, che possa portare le loro istanze patriottiche, di difesa del popolo italiano e dei confini, e di volontà di rompere con Ue ed Euro nelle istituzioni.
L’ideale sarebbe una coalizione futura tra questi tre partiti che escluda l’ormai ultraeuropeista Forza Italia: nel frattempo l’auspicio è che sia il centrodestra a imporsi ovunque e che CasaPound entri nei “palazzi” senza rosicchiargli troppi voti, e senza favorire così il centrosinistra ultraeuropeista.

Chi deve uscire sconfitto in modo clamoroso sono evidentemente il Pd e i 5 Stelle.
Se gli italiani hanno imparato a conoscere (e a bastonare) il Pd, adesso è il turno dei traditori del M5S, che da settimane si comportano come il partito di Renzi o come una nuova sinistra arcobaleno. Nel post precedente illustravamo tutti i loro tradimenti rispetto alle promesse di pochi anni fa: negli ultimi giorni si sono aggiunti gli incredibili appelli di Di Maio a non far alzare lo spread, il suo impegno a non sforare il parametro/fuffa 3% del deficit-Pil, quello a non aumentare il debito pubblico, e un costante dare addosso all’alleato di governo. Se Giggino pensa di raccattare i voti degli italiani esprimendosi come un piddino qualsiasi e rimangiandosi quanto detto per anni, dobbiamo avvisarlo che la sua non è proprio la migliore delle strategie.
Come se non bastasse, Di Maio ha incassato anche l’endorsement di Monti per la sua politica ormai innocua verso l’Ue, ed è evidente che ci sia stata una complicità dei grillini con il pm Patronaggio nell’incredibile vicenda della Sea Watch, attraccata a Lampedusa nonostante il niet di Salvini. A consentire lo sbarco dei clandestini e il sequestro (sicuramente temporaneo) della nave non è stato, infatti, solo il pm del caso Diciotti, ma anche la Guardia costiera (che dipende da Toninelli) e la Guardia di finanza (che dipende dal ministro Tria). E’ chiaro che si è trattata, quindi, dell’ennesima mossa del “partito del Quirinale”, dell’establishment immigrazionista, dei giudici politicizzati e del M5S per mettere in grande difficoltà Salvini nel momento più caldo della campagna elettorale.  

Votare nazionalista, sovranista, populista, in un momento di così grave crisi democratica, diventa un atto imprescindibile che deve essere interpretato come un forte messaggio contro l’Ue, contro l’Euro (da qui la necessità di far crescere CasaPound, ma anche i comunisti di Rizzo e altre forze sovraniste), contro l’immigrazione di massa, contro i poteri forti sovranazionali, contro le assurde politiche pro-Lgbt e contrarie alla famiglia naturale, contro l’assalto all’identità nazionale, alla nostra cultura e alle nostre tradizioni (Cristianesimo incluso, da riaffermare contro ogni forma di islamizzazione della società o di finto laicismo che mira alla distruzione di ogni genere di spiritualità), contro le continue ingerenze del Quirinale, della magistratura politicizzata e delle Ong al servizio del grande capitale.
E soprattutto, contro quei “movimenti di protesta” che hanno lo scopo di continuare le politiche del Pd e delle sinistre sorosiane sotto un’altra bandiera. 

M5S: la truffa del secolo

Quando si parla di politica internazionale e di veri padroni del mondo, esistono strategie complesse che spesso sfuggono alle persone comuni, impegnate nelle loro faccende quotidiane e riempite della propaganda dei media mainstream. Una di queste è la creazione di partiti e movimenti che, apparentemente di protesta, hanno in realtà il compito di servire fedelmente i dettami delle oligarchie che li hanno creati.
Successe con Occupy Wall Street, un movimento pesantemente finanziato da Soros per canalizzare la protesta contro il settore finanziario del 2011 verso la completa inefficacia. È successo con le “primavere arabe”, telecomandate dagli Usa. Possiamo anche citare l’Isis, tagliagole addestrati da Israele, Usa e Arabia Saudita per raggiungere gli obiettivi dei loro creatori in Iraq, Siria e Paesi vicini. 

Tra i movimenti di questo tipo, in Italia ne abbiamo avuto uno particolare: il Movimento 5 Stelle. Nato come movimento del web, la sua funzione inizialmente era chiara: utilizzare le potenzialità derivanti dalla crescente diffusione di Internet per aggirare il potere mediatico di Silvio Berlusconi, che grazie alle sue tv aveva creato un duraturo consenso attorno a sé. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti gli scontenti sia del centrodestra che del centrosinistra (sapendo le politiche di svendita del Paese che quest’ultimo stava portando avanti), per poi continuare le stesse politiche di svendita del Paese ai poteri esteri e impedire la liberazione dell’Italia dalle gabbie sovranazionali come l’Ue e il giogo americano. Fantasie complottiste? Vediamo i fatti.

Il M5S nasce nell’ottobre 2009, 5 anni dopo il primo incontro tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Prima di allora Grillo nei suoi spettacoli distruggeva i computer a martellate, denunciava i pericoli della Rete, si scagliava contro il signoraggio bancario e la corruzione in ambito sanitario, tutte battaglie dimenticate in seguito.
La Casaleggio Associati però non era stata fondata solo dall’omonimo Gianroberto: il membro più pesante e influente della società era Enrico Sassoon, nel consiglio direttivo dell’Aspen Institute Italia (emanazione dei Rockefeller e dei Ford) e presidente del comitato affari economici della Camera di commercio americana in Italia. In pratica un ambasciatore degli interessi economici e finanziari americani nel Belpaese.
Che un personaggio del genere fondasse una società come la Casaleggio Associati e poi quest’ultima fondasse quello che è oggi uno dei principali partiti italiani, non deve essere visto come una mera casualità.
Il movimento nascente si organizzava attraverso i Meetup, una piattaforma (anch’essa) americana pressoché sconosciuta in Italia. È ovvio che, avvenendo tutte le comunicazioni tra membri in Rete, questi gruppi erano facilmente controllabili e manipolabili da individui infiltrati. Tra i temi più censurati fin dal principio, c’erano proprio i temi finanziari collegati al signoraggio bancario e la mafia della grande industria farmaceutica.
L’obiettivo primario del movimento, come detto, era aggregare più italiani possibile sotto l’egida dell’”onestà” e della “lotta alla corruzione”. Una volta ottenuti i voti, come stiamo vedendo, la realtà si è rivelata ben diversa.

Il M5S aveva promesso il referendum consultivo sull’Euro: pochi giorni fa Di Maio ha detto che si sarebbe “tatuato” che l’Italia non sarebbe uscita dalla moneta unica e dall’Ue.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione della legge Lorenzin, che è ancora viva e vegeta dopo un anno di governo “del cambiamento”. Anzi, la Grillo ha persino inviato i Nas nelle scuole per controllare che nessun bimbo sfugga al nazismo vaccinale e ci sono state vergognose espulsioni per gli inadempienti.
Il M5S aveva promesso la bocciatura del Ceta: il trattato non è stato portato in Parlamento per la ratifica (o il suo contrario) ed è quindi pienamente valido. Non solo: adesso si sta anche resuscitando il Ttip.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: niente si muove in tal senso, anzi si sta procedendo piuttosto al taglio dei parlamentari, che ricorda molto da vicino la riforma di Renzi bocciata nel 2016.
Il M5S aveva promesso la lotta al traffico di immigrati (Di Maio aveva chiamato le Ong “taxi del mare”), mentre adesso l’impressione è che Conte, Toninelli e la Trenta anche su questo fronte si stiano avvicinando al Pd e alla politica dei “porti aperti”, in aperto contrasto con Salvini.
Il M5S aveva dichiarato formalmente guerra ai “poteri forti”, e poi Di Maio si è seduto a pranzo con i membri della Commissione Trilaterale italiana mentre il suo partito ha provato (senza riuscirci) ad entrare nel gruppo più neoliberista del Parlamento europeo, l’Alde.
Se questo non bastasse, aggiungiamo anche le vergognose politiche pro-Lgbt della Appendino e della Raggi, che hanno trascritto le “famiglie” omosex con bimbi nati all’estero tramite la maternità surrogata (utero in affitto) sebbene per la legge Italiana questa pratica sia illegale.
E poi tutto un diluvio di promesse tradite anche sull’Ilva, sul Tap e vedremo come andrà a finire sul Tav.
Insomma: il M5S è partito come incendiario antisistema e poi, appena ottenuto un grammo di potere, si è tramutato nel più fedele servo dei poteri forti e nel continuatore delle politiche del Pd. Al punto che attualmente i 5 Stelle impiegano più energie a guerreggiare col loro alleato di governo che con le opposizioni. Scandalosa in tal senso la volontà di dimissionare unilateralmente l’indagato Siri (noto antieuropeista), lasciando al loro posto gli altrettanto indagati Raggi, Appendino, Nogarin, Conte, Di Maio e Toninelli.

I segni definitivi di una volontà di inciuciare con Zingaretti e compagni si sono visti anche nel recente elogio di Di Maio a Mattarella, quando il vicepremier ha definito “il suo più grande errore” la richiesta di impeachment nei confronti del PdR: viste le continue ingerenze di Mattarella sul governo, la continua condanna dei sovranismi e il continuo servilismo nei confronti dell’Ue franco-tedesca, la messa in stato d’accusa era il minimo che Di Maio dovesse fare, ed è stato grave errore di Salvini quello di non spalleggiarlo quando c’è stata l’occasione. A questo è seguito uno stucchevole elogio di Bergoglio, un papa che si esprime come un esponente di Leu o come un membro dell’Open Society di Soros (accogliere migranti senza limiti, aprire i porti, Rom bravi e belli a prescindere, mai una parola per gli italiani in difficoltà ecc.).

Adesso che il M5S sembra virare sempre più sulle posizioni dei Dem, il rischio di una rottura del governo e di un nuovo esecutivo M5S-Pd benedetto da Mattarella è sempre più forte, e questo sarebbe un disastro per il Paese, tenendo contro che il 37% degli italiani nel marzo 2018 ha votato per il centrodestra, e che quindi solo questo è realmente titolato a governare.
Sarebbe l’ennesimo golpe in stile 2011, e l’ennesimo insulto alla democrazia in questa gabbia indecente chiamata Unione Europea.

 

 

P.s. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente questo articolo di Federico Dezzani, e le seguenti inchieste (1 e 2) di Francesca Totolo sui rapporti tra M5S e gli uomini di Soros.

Thanos esiste davvero. L’ossessione dei globalisti per la riduzione della popolazione

In questi giorni è nelle sale di tutto il mondo Avengers Endgame, capitolo finale della cosiddetta “Fase 1” del ciclo Marvel. Chi abbia anche distrattamente seguito la saga, sa che lo scontro finale è tra i vari supereroi guidati da Iron Man e Capitan America, e una creatura aliena di nome Thanos, il cui obiettivo (raggiunto nel film precedente) è quello di dimezzare la popolazione dell’Universo.
Potremmo definirlo un malthusiano in piena regola, poiché ritiene che – per fare il bene della popolazione rimanente – sia necessario sacrificare una fetta consistente del totale.
Fin quando questi concetti restano confinati ai generi fantasy e fantascienza tutto va bene: il problema nasce quando queste idee vengono fatte proprie da membri molto influenti del cosiddetto “governo ombra mondiale”, ossia i più ricchi capitalisti del globo. A quel punto ci rendiamo conto che Thanos e in buona compagnia, e se il primo è creazione di fantasia, i secondi sono reali e operanti. 

David Rockefeller, uno dei malthusiani più entusiasti

L’elenco non può non cominciare con David Rockefeller, uno degli uomini più influenti a livello globale fino alla sua scomparsa, avvenuta due anni fa.
Rockefeller è stato il creatore di note organizzazioni pseudo-massoniche quali il Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, assieme ad altri suoi pari quali i Ford e i Carnegie. È stato presidente dal 1970 al 1985 e poi presidente onorario anche del potentissimo CFR (Council on Foreign Relations, o Consiglio per le Relazioni Estere americano): l’acronimo CFR, secondo lo scrittore Daniel Estulin, starebbe ad indicare anche i suoi fondatori: appunto Carnegie, Ford e Rockefeller.
Ebbene, Rockefeller era un fervente malthusiano: è ben noto il suo discorso all’Onu, in cui avvertiva contro i pericoli della sovrappopolazione e sulla necessità di fare qualcosa in tal senso.
Se David Rockefeller è scomparso, c’è da scommettere che tra i suoi 6 figli (alla faccia della sovrappopolazione) e i suoi tanti “figliocci” ci sia parecchia gente pronta a continuare il suo lavoro.

Bill Gates. Dai vaccini alla riduzione della popolazione

Il secondo, e potentissimo, malthusiano è Bill Gates, il boss della Microsoft.
Negli ultimi tempi Gates è fortemente impegnato sul campo dei vaccini, sponsorizzando per 1 miliardo di dollari numerosi progetti con la Glaxo e la Pfizer, e la sua influenza spiegherebbe anche il fanatismo nazista con cui le pratiche di vaccinazione di massa vengono ultimamente imposte non solo in Italia, ma anche in altri Stati, e su un numero crescente di vaccini.
Gates è celebre anche per il suo impegno ambientalista, a tal punto che ha teorizzato la necessità di ridurre la popolazione per abbattere il tasso di CO2 del pianeta.
Non solo: in un celebre discorso al Ted 2010 è arrivato a dire che i vaccini sono una cosa buona proprio perché aiutano a ridurre la crescita della popolazione. Per chi crede che ciò sia a fin di bene, consiglio la lettura di questo articolo, in cui le campagne di vaccinazione di massa sono accusate da sacerdoti del Kenya di sterilizzare la popolazione.
Così riduzione della popolazione, ambientalismo e vaccinazismo si legano in maniera molto stretta nella mente di uno degli uomini più ricchi e potenti del pianeta. Tocca tenerlo a mente, in tempi di gretinismo e di “scienza non democratica”. Gates ha 3 figli.

Ted Turner, Warren Buffett e gli altri

A tenere buona compagnia a Rockefeller e Gates, poi, c’è Ted Turner, il proprietario della CNN. Turner ha detto in interviste tv e pubbliche di auspicare una riduzione della popolazione a 2 miliardi di persone. Si parla sempre di famiglie altrui, perché Turner ha messo al mondo 5 figli.
È interessante notare come questi 3 personaggi, Rockefeller, Gates e Turner, abbiano partecipato ad un meeting nel 2008 a Londra assieme a
Warren Buffett, George Soros, Michael Bloomberg e altri miliardari per scegliere i fondi e gli strumenti da destinare all’aborto, come riportato da Il Foglio. Buffett in particolare ha donato 1 miliardo di dollari a gruppi pro-aborto dal 2001 al 2012 ed è un forte contributore della fondazione di Bill Gates.
È evidente che il malthusianesimo attrae molto i super-capitalisti e per un motivo lampante: teorizza che, per il bene del pianeta, sia necessario che ci siano pochi ultra-ricchi e una massa sterminata di ultra-poveri. Tutto per amore della Terra, naturalmente.

Verso un imperialismo “green”?

In questo articolo si sono citati solo coloro che, tra le “elite” globali, si sono esposti pubblicamente con dichiarazioni e opere di stampo malthusiano. È legittimo chiedersi quanti altri condividano le stesse idee senza dirlo apertamente.
Come sottolineato in un articolo di Enrica Perucchietti su REvoluzione, l’ambientalismo potrebbe essere il nuovo cavallo di Troia per imporre a popoli e Stati forme di “fascismo verde” e sospensioni della democrazia (o anche nuove forme di imperialismo), giustificate dalla necessità di “salvare il pianeta”.
Tanto più che personaggi come il “fenomeno” Greta Thunberg hanno nel loro staff nomi che risultano collegati con i soliti George Soros e Bill Gates.
Come già detto in un articolo precedente, occorrerà molta attenzione per evitare che un valore prezioso come l’ambientalismo venga piegato alle mire manipolatrici dei soliti globalisti. 

Sovrappopolazione e risorse finite: che fare?

Per quanto riguarda il problema della sovrappopolazione, questo paradossalmente si risolve solo con più benessere e più istruzione per tutti.
I popoli più ricchi e più istruiti tendono a fare meno figli e a pianificare meglio la propria vita familiare, rispetto a quelli del Terzo Mondo. Per questo, volendo agire su questo campo, occorrerebbe garantire a tutti un tenore di vita decente e un buon livello di istruzione, accesso gratuito agli anticoncezionali, e nei casi più critici, politiche statali come quelle della Cina comunista (politica del “figlio unico”) per abbattere la crescita demografica. Ogni altro intervento, dalle guerre all’uso di agenti chimici o biologici per decimare la popolazione, rientra nella voce genocidio.  

E per quanto riguarda il rapporto tra popolazione e risorse naturali, occorrerebbe innanzitutto incentivare le energie pulite e mettere mano agli sprechi, perché secondo le statistiche un terzo di tutto il cibo prodotto nel mondo viene gettato. Un quarto di questo sarebbe sufficiente a sfamare 800 milioni di persone, l11% della popolazione mondiale.
L’impronta di carbonio dei rifiuti alimentari, inoltre, é pari a 3,3 giga tonnellate di gas serra, ossia un terzo delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili.
Se non si vuole impattare in modo insostenibile sul pianeta, quindi, occorrerà non solo limitare in modo intelligente la crescita demografica (è un problema che comunque non riguarda l’Italia e l’Europa, dove c’è il problema inverso) ma soprattutto imparare a razionalizzare l’utilizzo delle risorse.