Perché il 7 maggio bisogna tifare Le Pen e perché l’astensionismo di sinistra farà felice il grande capitale

Come previsto si è concretizzato in Francia il più scontato dei ballottaggi, nonché il più desiderato dai mercati finanziari. Come si può far passare un candidato impresentabile come Macron (banchiere, ex collaboratore dei Rothschild, partecipante nel 2014 a un meeting Bilderberg, ultraeuropeista, pro globalizzazione e immigrazione selvaggia, pro Nato, anti Russia e per l’intervento in Siria, per giunta coautore della contestatissima Loi Travail) se non opponendogli un avversario “ancora più impresentabile” come Marine Le Pen? E’ lo stesso gioco portato avanti negli Usa con Trump e Hillary, e che sarà replicato in Italia con Pd e M5S da una parte (entrambi europeisti, ed euroscettici solo di facciata) e Salvini/Meloni dall’altra.

Il sistema neoliberista, finanziario, globalista ed europeista sa di essere impopolare e alla canna del gas, quindi la sua unica possibilità di sopravvivenza risiede nell’individuare degli avversari che, per quanto portatori di istanze corrette e condivisibili, risultino sgraditi, antipatici, repellenti all’elettore medio e moderato.
Così, sebbene Marine Le Pen e Matteo Salvini pongano questioni molto serie cui cercano di dare risposte (come la volontà di rottura con le istituzioni europee e il ritorno alle sovranità nazionali, o il rifiuto di una immigrazione sempre più fuori controllo e con ogni probabilità pilotata dall’alto), in molti non li voteranno per il loro retaggio di estrema destra (Le Pen) e per le ataviche contrapposizioni Nord-Sud (Salvini). Il che fa esattamente il gioco del vero fascismo dei nostri tempi, che è quello neoliberista, finanziario, globalista ed europeista.

Nell’articolo precedente si era detto come il ballottaggio perfetto sarebbe stato quello tra Le Pen e Melènchon, i due candidati più vicini alla gente comune e anti-sistema. Macron è invece in modo grossolano e spudorato il candidato delle oligarchie, e solo dei gonzi possono pensare che “l’uno o l’altro, non fa differenza”.
La vittoria della Le Pen aprirebbe perlomeno alla possibilità che la Francia abbandoni l’Euro e l’Unione Europea, causando una reazione a catena che porterebbe alla fine dell’incubo europeista, della dittatura della Troika e al ritorno delle sovranità nazionali, da quella monetaria a quella sui confini, fino al rifiuto dei trattati neoliberisti (come il Ceta) e delle politiche di globalizzazione economica, con il ripristino di misure protezioniste e di welfare state a favore di disoccupati, lavoratori e piccole e medie imprese, tutti elementi impossibili in costanza di trattati europei e permanenza nella moneta unica. Con Macron invece si ha la CERTEZZA che nulla cambierà, se non in peggio, e non solo per la Francia, ma per l’Europa tutta. Noi inclusi.

Per cui, tutti coloro che non sono tra i (pochi) ricchi beneficiari della globalizzazione e delle assurde regole europee, oggi devono tifare Le Pen, in primis per buttare giù il mostro europeista e neoliberista. In un secondo tempo si penserà a individuare governi nazionali più graditi all’elettore “moderato” (quello che magari, per l’Italia, si informa sfogliando Repubblica e guardando i tiggì… capirai).

Un’ultima nota per le “anime belle di sinistra” che, per orrore della Le Pen invitano all’astensione: è proprio per questo tipo di imbecillità che il sistema di oppressione neoliberista rischia di campare cent’anni, perché quando finalmente si affaccia un candidato che potrebbe porre fine all’incubo europeista, il sinistrato medio si ritrae e lascia campo libero ai candidati dell’establishment, già sostenuti da tutti i media a reti unificate, proprio quando servirebbe una grande mobilitazione popolare per il candidato che può far saltare il banco. In questo modo i “duri e puri di sinistra” diventano gli “utili idioti del Capitale” come li ha ribattezzati Fusaro.
E a chi contesta che la Le Pen sarebbe “razzista con i migranti” bisogna dire di svegliarsi: l’immigrazione di massa è un altro strumento dei grandi capitalisti per distruggere le identità nazionali, favorire gli Stati Uniti d’Europa e fare a pezzi i diritti dei lavoratori, creando un esercito di schiavi in perenne precarietà e competizione tra loro. Per non parlare dei ricchi profitti dei trafficanti di uomini, sempre più in combutta con Ong sponsorizzate da miliardari tipo Soros, e del business dell’ “accoglienza” di cui sappiamo fin da Mafia Capitale.
E’ ora di finirla con slogan e baggianate da libro Cuore e proporre soluzioni serie.

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