Proxima estaciòn: Italexit

italexit-1Il netto trionfo del No al referendum del 4 dicembre è stato un grande segnale di risposta popolare e democratica al tentativo eversivo di tutti i poteri forti europei e americani (grandi banche d’affari, principali fondi di investimento, agenzie di rating, associazioni di industriali, top manager, governo Usa, vertici dell’Unione Europea e super-ricchi in genere, aiutati dai grandi media), che volevano per l’Italia una Carta Costituzionale meno solidaristica, meno protettiva verso i lavoratori e la gente comune, meno democratica e più prona verso il grande capitale e i suoi burattini governativi.

Rigettata questa orribile riforma, sventato il golpe, si chiude un capitolo e se ne apre un altro. La prima necessità è andare al voto il prima possibile e con una legge elettorale costituzionale per Camera e Senato. Quindi ben venga il giudizio della Consulta  sull’Italicum del 24 gennaio, dopodiché si ridia la parola ai cittadini. Niente scherzi.
Volendo velocizzare l’iter, si potrebbe semplicemente abrogare l’Italicum alla Camera: in questo modo si avrebbe automaticamente il Consultellum (Porcellum corretto dalla Consulta, praticamente proporzionale) sia alla Camera che al Senato. Ma per fare questo l’attuale Parlamento dovrebbe essere d’accordo e avere voglia di andare alle elezioni in tempi molto brevi.

Per quanto riguarda l’arco politico, in caso di legge elettorale sostanzialmente proporzionale (che sarebbe rispettosa dei dettami dei padri costituenti, con al limite un premio minimo allo schieramento vincente) è bene che si crei al più presto un’ampia coalizione con uno scopo ben preciso: riunire i partiti e movimenti sovranisti sotto una lista apertamente ostile all’Euro e all’Unione Europea, che garantisca l’ immediata uscita dell’Italia dall’Eurozona e minacci chiaramente l’uscita dall’Ue se tutto l’impianto normativo dei Trattati non viene modificato in senso soddisfacente, democratico e in tempi brevi.

Ovviamente questo Fronte di liberazione dall’Ue dovrebbe anche occuparsi della eliminazione del mortifero art. 81 (pareggio di bilancio) dalla nostra Costituzione, introdotto nel 2012 sotto i diktat europei e per il quale non fu possibile organizzare il referendum confermativo. E’ molto opportuno che il M5S aderisca a questo tipo di coalizione, abbandonando sia la sua tradizionale tendenza a correre da solo, sia la sua ambiguità sulle questioni europee.
Il referendum abrogativo dell’Euro infatti non si può fare ex art. 75 Cost.; il referendum consultivo sull’Euro è da inserire in Costituzione, ma questo avverrebbe con una procedura che prenderebbe anni e con esiti incerti; inoltre il M5S ha più volte espresso ostilità verso l’uscita dall’Ue.
Si potrebbe fare una legge costituzionale ad hoc per indire il referendum consultivo sull’uscita dall’Euro, come quella del 1989, ma in ogni caso i mercati e la Bce potrebbero massacrarci in attesa della sua organizzazione, e se l’esito fosse negativo non ci sarebbe più la possibilità di uscire dalla moneta unica. E questo è un provvedimento essenziale per fare ripartire l’economia italiana, da adottarsi per decreto.

Non affrontare di petto la questione Euro e la netta riforma/uscita dalla Ue condannerebbe l’Italia a un nuovo di susseguirsi di governi tecnici, politici servi dei poteri forti finanziari e internazionali, oppure governi con le mani legate perché “l’Europa non ce lo fa fare”. Quella fase è chiusa. Riprendiamoci tutte le sovranità.

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