Il governo Renziloni, o quarto governo Rockefeller. Come il Pd cerca in tutti i modi la guerra civile

renziloni-1C’è indubbiamente del metodo nel modo in cui i piddini stanno fomentando gli italiani alla guerra civile. Non paghi di aver visto bocciato con un sonorissimo 60 a 40 il loro tentato colpo di Stato su commissione di JpMorgan, Troika e Stati Uniti, adesso gli abusivi che occupano senza averne titolo Parlamento e governo hanno deciso di rincarare il proprio disprezzo per il popolo italiano, con una nuova ondata di porcate da lasciare sgomenti.

Prima la nomina da parte di Mattarella di Gentiloni come premier, che spicca per essere stato uno dei convocati alla scorsa riunione della Commissione Trilaterale a Roma assieme a Boschi, Gutgeld e Guerra. Se quello di Renzi era il “terzo governo Rockefeller” (fondatore della Trilaterale), questo può dirsi il quarto.

Poi la riconferma della stessa classe “dirigente” (verso il baratro) presa a calci dagli italiani con il referendum, con alcune chicche da mandare agli annali. Tra cui:

– La promozione della sciagura vivente Boschi, la più odiata dagli italiani, con la nomina a sottosegretario della presidenza del Consiglio, nonostante l’immensa scoppola presa dalla sua riforma al referendum, gli scandali di Banca Etruria e dell’emendamento Total e le innumerevoli figure di merda collezionate;
– La conferma a ministro del Lavoro del perito tecnico Giuliano “Voucher” Poletti, che si è pure lasciato andare a commenti edificanti sugli italiani che fuggono all’estero, scatenando l’iradiddio sui social;
– La nomina a ministro dell’Istruzione di tale Valeria Fedeli, che dichiarava di essere laureata quando poi si è scoperto non essere nemmeno diplomata (da qui la battuta virale in Rete per cui “ci sono più laureati nelle cucine dei McDonald’s che nel governo Gentiloni”);
– La nomina a ministro dello Sport di Luca Lotti, fedelissimo di Renzi, subito risultato indagato nell’inchiesta sulla corruzione in Consip;
– La nomina a ministro dell’Interno di Marco Minniti, che inaugurava il suo nuovo incarico rivelando il nome degli agenti autori dell’uccisione di Amri, il tunisino accusato della strage di Berlino, esponendoli a possibili ritorsioni.

Accanto a queste dimostrazioni di fulgida meritocrazia, il prode Gentiloni confermava in sostanza gli stessi nomi del governo Renzi, e dichiarava di voler continuare sulla medesima strada di “riforme“.

Ora, forse il conte Gentiloni Silveri (Mazzanti Vien dal Mare), discendente di nobili di Macerata, Cingoli e Filottrano, non si è reso conto che gli italiani hanno già inequivocabilmente preso a calci con il voto lui e Renzi, assieme a renzini e renziani vari. Per non parlare del Parlamento illegittimo in cui il Pd continua ad avere una maggioranza drogata dal Porcellum.
Ne consegue che il conte Gentiloni, invece di parlare a vanvera di “riforme”, deve fare un’unica cosa: assicurarsi che ci sia il prima possibile una legge elettorale costituzionale (è sufficiente abrogare l’Italicum e andare al voto col Consultellum per Camera e Senato, o altrimenti utilizzare l’Italicum aggiustato dalla Consulta alla Camera e il Consultellum al Senato), fissare la data per il voto, dopodiché sparire con quei traditori della patria dei suoi compagni di partito e non farsi più vedere nel Paese.
Renzi e co. meritano di fare una fine peggiore dei Savoia.
Del resto, loro stessi avevano dichiarato di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum, quindi li prendiamo in parola. Tengano fede alla loro promessa e si facciano da parte, anche perché ci sono i loro danti causa della Troika  da debellare dopo di loro.
Una recente sentenza della Consulta, infatti, ha sancito l’incostituzionalità dei vincoli di bilancio, quando questi possano pregiudicare l’erogazione dei servizi essenziali quali sanità, istruzione e trasporti.
E’ del tutto evidente, quindi, che gli obblighi europei e le imposizioni della Troika (con tanto zelo seguite dal Pd) non sono solo immorali, ma anche incostituzionali.
Non resta quindi che liberarsene in via definitiva: prima uscendo dall’Euro e cancellando il pareggio di bilancio dalla Costituzione, poi lasciando l’Unione Europea e le sue regole assurde.
Appena possibile si vada al voto. E si facciano un Parlamento e un governo solidamente euroscettici.

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Proxima estaciòn: Italexit

italexit-1Il netto trionfo del No al referendum del 4 dicembre è stato un grande segnale di risposta popolare e democratica al tentativo eversivo di tutti i poteri forti europei e americani (grandi banche d’affari, principali fondi di investimento, agenzie di rating, associazioni di industriali, top manager, governo Usa, vertici dell’Unione Europea e super-ricchi in genere, aiutati dai grandi media), che volevano per l’Italia una Carta Costituzionale meno solidaristica, meno protettiva verso i lavoratori e la gente comune, meno democratica e più prona verso il grande capitale e i suoi burattini governativi.

Rigettata questa orribile riforma, sventato il golpe, si chiude un capitolo e se ne apre un altro. La prima necessità è andare al voto il prima possibile e con una legge elettorale costituzionale per Camera e Senato. Quindi ben venga il giudizio della Consulta  sull’Italicum del 24 gennaio, dopodiché si ridia la parola ai cittadini. Niente scherzi.
Volendo velocizzare l’iter, si potrebbe semplicemente abrogare l’Italicum alla Camera: in questo modo si avrebbe automaticamente il Consultellum (Porcellum corretto dalla Consulta, praticamente proporzionale) sia alla Camera che al Senato. Ma per fare questo l’attuale Parlamento dovrebbe essere d’accordo e avere voglia di andare alle elezioni in tempi molto brevi.

Per quanto riguarda l’arco politico, in caso di legge elettorale sostanzialmente proporzionale (che sarebbe rispettosa dei dettami dei padri costituenti, con al limite un premio minimo allo schieramento vincente) è bene che si crei al più presto un’ampia coalizione con uno scopo ben preciso: riunire i partiti e movimenti sovranisti sotto una lista apertamente ostile all’Euro e all’Unione Europea, che garantisca l’ immediata uscita dell’Italia dall’Eurozona e minacci chiaramente l’uscita dall’Ue se tutto l’impianto normativo dei Trattati non viene modificato in senso soddisfacente, democratico e in tempi brevi.

Ovviamente questo Fronte di liberazione dall’Ue dovrebbe anche occuparsi della eliminazione del mortifero art. 81 (pareggio di bilancio) dalla nostra Costituzione, introdotto nel 2012 sotto i diktat europei e per il quale non fu possibile organizzare il referendum confermativo. E’ molto opportuno che il M5S aderisca a questo tipo di coalizione, abbandonando sia la sua tradizionale tendenza a correre da solo, sia la sua ambiguità sulle questioni europee.
Il referendum abrogativo dell’Euro infatti non si può fare ex art. 75 Cost.; il referendum consultivo sull’Euro è da inserire in Costituzione, ma questo avverrebbe con una procedura che prenderebbe anni e con esiti incerti; inoltre il M5S ha più volte espresso ostilità verso l’uscita dall’Ue.
Si potrebbe fare una legge costituzionale ad hoc per indire il referendum consultivo sull’uscita dall’Euro, come quella del 1989, ma in ogni caso i mercati e la Bce potrebbero massacrarci in attesa della sua organizzazione, e se l’esito fosse negativo non ci sarebbe più la possibilità di uscire dalla moneta unica. E questo è un provvedimento essenziale per fare ripartire l’economia italiana, da adottarsi per decreto.

Non affrontare di petto la questione Euro e la netta riforma/uscita dalla Ue condannerebbe l’Italia a un nuovo di susseguirsi di governi tecnici, politici servi dei poteri forti finanziari e internazionali, oppure governi con le mani legate perché “l’Europa non ce lo fa fare”. Quella fase è chiusa. Riprendiamoci tutte le sovranità.