Un governo già dimissionato dagli italiani cerca di cambiare la Costituzione. In Parlamento va in scena l’assurdo

napoli-sfiducia-renziSugli scandali che stanno colpendo il governo in questi giorni è stato già scritto tutto in questo post, per cui non occorre aggiungere altro. Ora va però spostata l’attenzione su alcuni degli ultimi sondaggi che riguardano da vicino Renzi e i suoi.

Secondo una rilevazione pubblicata il 10 aprile su Repubblica, il 45% degli italiani chiede le dimissioni dell’intero governo. In un’altra realizzata per la trasmissione Ballarò e pubblicata il 6 aprile, il 54% vuole le dimissioni del ministro Boschi.
Per un sondaggio trasmesso da Agorà l’8 aprile, invece, Renzi risulterebbe “amico delle lobby” secondo il 44% degli intervistati (contro il 32% che non sarebbe d’accordo).
E non si può dire che Repubblica e Rai 3 siano fonti vicine a Grillo.

Ora, la cosa raccapricciante è che un governo inquinato dagli scandali al punto tale che il suo premier invoca una nuova legge per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni (in perfetto stile berlusconiano), ha fatto approvare in via definitiva la riforma della Costituzione. La votazione definitiva si è tenuta alla Camera il 12 aprile, ed occorrerà aspettare il mese di ottobre per poterne bloccare l’effetto via referendum.

Ricordiamo che il ministro delle Riforme è proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata. E che quasi metà del Paese vuole che l’intero governo vada a casa.

L’assurdità è tale che il presidente Mattarella avrebbe dovuto intervenire con decisione e bloccare tutto, sciogliendo le Camere e indicendo nuove elezioni. Ancora una volta (come quando, da giudice della Corte Costituzionale, permise alle Camere di continuare a legiferare nonostante la pronuncia di incostituzionalità sul Porcellum), il suo silenzio è stato complice della “dittatura morbida” renziana.

Un Parlamento già delegittimato alla radice (perché eletto con una legge poi dichiarata incostituzionale) e un governo delegittimato in primis dal non essere vera espressione della volontà popolare, e poi da tutti gli scandali che lo hanno colpito da Banca Etruria in poi, non potrebbero nemmeno occuparsi di ordinaria amministrazione. Figurarsi cambiare la Carta fondamentale.

JP-Morgan-RenziAppare quindi evidente che sia in atto un  vero e proprio colpo di Stato mascherato, per portare avanti il progetto di grandi poteri economici e finanziari come la JpMorgan, che chiedeva agli Stati del sud Europa di “liberarsi dalle Costituzioni antifasciste“. Tra l’altro Renzi ha incontrato in passato più volte Tony Blair nella sua nuova veste di superconsulente della banca d’affari, prima e dopo l’elezione a premier, quindi molte cose tornano: la sua rapida ascesa e la sua  gran voglia di mettere mani alla Carta.

E sentite quali sono gli ostacoli, secondo JpMorgan (denunciata dal governo americano per aver scatenato la crisi dei subprime, da cui deriva la crisi attuale in Europa) alla serena applicazione delle tanto amate politiche di austerità nei Paesi del sud: “Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (…)
I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo.”

Tutti elementi considerati in modo negativo. Viene in mente niente rispetto alle politiche dell’esecutivo?

E tanto per rafforzare i dubbi, questo governo ha già dimostrato in più occasioni di rispondere solo agli interessi dei poteri forti, banchieri e petrolieri in primis, e non certo a quelli della cittadinanza.
Sarebbe gradito quindi se ora gli italiani si facessero sentire votando Si al referendum sulle trivelle del 17 aprile (in attesa di quello di ottobre sulle riforme costituzionali) e chiedendo a gran voce di mettere la parola fine a questa squallida parentesi di governo.

L’amichevole accoglienza dei veronesi a Renzi l’11 aprile al Vinitaly

 

(Articolo aggiornato al 12 aprile 2016)

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