I Panama Papers. Ennesima manovra della cupola finanziaria mondiale?

Panama PapMentre in Italia il Governo dei Lobbisti Non Eletti è al centro della bufera per il caso Guidi e il Totalgate (sebbene media filogovernativi e partiti di maggioranza cerchino in tutti i modi di minimizzare, fingendo di credere che nessuno al governo sapesse del conflitto di interessi del ministro e del suo compagno, ragion per cui ci sarebbe materiale per il seguito di Spaceballs – Balle spaziali), ecco che arriva un documento di sicuro interesse, i Panama Papers.

Si tratta per la precisione di una “fuga di documenti” (ben 11,5 milioni) messa in atto da un “informatore anonimo”, provenienti dallo studio di consulenza finanziaria Mossack Fonseca (fondato e con quartier generale a Panama), specializzato nella creazione di società off-shore.
Tramite questi documenti è stato possibile rintracciare più di 214mila società create, per eludere il fisco, da importanti personaggi di tutto il mondo: politici, uomini d’affari, celebrità di sport e spettacolo, oltre che da banche (550 quelle citate finora, tra cui Unicredit e Ubi).

Tra i leader politici coinvolti, ci sono i primi ministri di Islanda e Pakistan, i presidenti di Ucraina e Argentina, il re del Marocco e dell’Arabia Saudita, uomini vicini al presidente russo Putin, almeno otto tra membri, attuali e passati, dei vertici del Partito comunista cinese, il padre (deceduto) del premier del Regno Unito Cameron, i leader di ultradestra francesi Jean Marie e Marine Le Pen.

Negli ultimi giorni i media si sono affannati a sottolineare, come al solito, quanto siano compromessi da queste rivelazioni personaggi vicini a Putin, che ovviamente è sempre il primo imputato per tutti i mali del pianeta, peste bubbonica inclusa. Del resto lo diceva il noto giornalista tedesco Udo Ulfkotte che le principali testate occidentali sono al servizio della Cia, quindi non c’è molto da stupirsi.

La prima testa a cadere dopo la pubblicazione dei files è stata quella del premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson, costretto alle dimissioni da una folla inferocita (a proposito, in Italia quando?). Lo stesso Gunnlaugsson che, nel 2015, comunicò il ritiro della domanda di adesione all’Ue. A rischio ora anche altri leader “euroscettici”, come i Le Pen e David Cameron, che ha di recente proposto un referendum per decidere se la Gran Bretagna deve restare o no nell’Ue. Strani i casi della vita.

Quello che viene fuori adesso, secondo Wikileaks, è che la fuga di notizie è stata organizzata dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) e finanziata dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) e il fondo del multimilionario George Soros, noto promotore di iniziative antisovietiche . Rivelazioni confermate dal governo Usa, che ha ammesso il finanziamento al OCCRP tramite l’agenzia Usaid.

Già Fulvio Scaglione, il vicedirettore di Famiglia Cristiana, aveva definito i Panama Papers come esempio di “pessimo giornalismo” e pilotati da una “direttiva politica“, proprio per la carenza di importanti nomi statunitensi e britannici nei documenti resi pubblici.

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Il multimilionario George Soros

Inoltre è molto interessante ciò che scrive Pino Cabras: “La manina, che rimane segreta e non chiede un dollaro in cambio, affida tutto alla redazione di Süddeutsche Zeitung, quotidiano di Monaco di Baviera edito da una casa editrice legata alle principali conglomerate editoriali tedesche. Il materiale, tuttavia, è troppo voluminoso anche per un grande giornale.
I redattori ricorrono perciò all’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), una rete che mette insieme 190 giornalisti di oltre 65 Paesi, ed è l’emanazione internazionale di un’organizzazione basata negli Stati Uniti d’America, il Center for Public Integrity, che vanta tra i suoi finanziatori le principali fondazioni delle grandi famiglie capitalistiche americane, compresi i Rockefeller, i Rothschild, la Open Society di Soros, e altri super-filantropi di peso paragonabile. Il consorzio dei giornalisti investigativi è insomma alimentato dal cupolone dei padroni universali, gli stessi che i Papers non nominano, i medesimi che guidano affari opachi e speculazioni su una scala enormemente maggiore rispetto a quanto emerso dalle carte panamensi. 
Come mai un cenacolo di straricchi capaci di muovere vagonate di miliardi con un solo clic, senza battere ciglio si mette a finanziare proprio i giornalisti che quasi ogni anno tirano fuori grosse inchieste contro i paradisi fiscali? Anche qui: si tratta di un’anomalia, ma è improbabile che si tratti di un caso.

Insomma, ecco spiegato perché, dalla massa dei documenti, non saltano fuori importanti nomi della finanza e dell’economia Usa. E come tutto alla fine si risolva nel solito attacco a Putin e ad altri obiettivi politici dell’Impero e dei suoi manovratori.

 

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