Tramonto della Democrazia? Se Mattarella elogia la Trilaterale possiamo dire che è morta

TramontoAvevamo già sentito l’avvocato Marco Mori l’anno scorso, per il sito Barricate, a proposito dell’illegittimità del Parlamento e della sentenza della Consulta che aveva consentito alle Camere di continuare a legiferare.

In questa nuova intervista abbiamo parlato di riforme costituzionali, dell’incontro tra Mattarella e i membri della Commissione Trilaterale e della progressiva svendita delle democrazie ai poteri finanziari internazionali. Oltre che del suo nuovo libro, “Il tramonto della democrazia”.

L’intervista completa all’avvocato Marco Mori. Sono disponibili i sottotitoli.

 

 

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Il (terzo) governo Rockefeller

david rockefellerAbbiamo già scritto che, di fronte agli immani scandali che stanno coinvolgendo il governo, delle normali persone di buon senso chiederebbero scusa e si dimetterebbero di corsa, ma non tutti evidentemente hanno una simile intelligenza. La Guidi lo ha fatto, gli altri abusivi che si spacciano per ministri e deputati (membri di un governo non scelto dagli italiani e di un Parlamento fondato su un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale)  preferiscono continuare a trincerarsi dietro le balle di giornali e televisioni compiacenti, sperando che gli italiani si dimostrino troppo gonzi per capire e ribellarsi.

C’è un altro motivo che spiega la cocciutaggine nel mantenere un ruolo che (stando anche ai sondaggi) gli italiani non riconoscono più a Renzi e co.: l’essere eterodiretti. Quando un governo non risponde al popolo, ma a potenti interessi bancari e industriali, non c’è limite alla faccia tosta.
Tutti ormai sanno di Banca Etruria, di Mafia Capitale e di Trivellopoli. Pochi invece sanno delle connessioni dell’attuale governo con alcuni degli uomini più potenti della finanza globale. E in particolare, con David Rockefeller.

Cominciamo con la JpMorgan Chase, di cui si è detto nel post precedente. Renzi ha incontrato più volte Tony Blair, ora consulente della JpMorgan, prima e dopo essere diventato premier. La stessa JpMorgan che (dalla sua posizione di più importante banca d’affari al mondo, e corresponsabile della crisi dei subprime) ha redatto il famoso documento in cui chiedeva ai Paesi del sud (in primis l’Italia), di sbarazzarsi delle Costituzioni antifasciste. Detto fatto.
Dei rapporti tra JpMorgan e David Rockefeller è presto detto: il multimilionario è stato direttore ed è il principale azionista della superbanca d’affari.

Ma Rockefeller è anche noto come il fondatore del Gruppo Bilderberg, nonché  della Commissione Trilaterale. Ora, non è quantomeno sospetto che della Commissione Trilaterale facciano parte anche gli ex premier Mario Monti ed Enrico Letta, e che ne abbia fatto parte Federica Guidi prima di diventare il ministro dello Sviluppo Economico? E chi ha partecipato all’ultima riunione della Commissione Trilaterale, che si è tenuta dal 15 al 17 aprile a Roma? Ma proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata (o coperta di pomodori) dopo gli scandali Banca Etruria e Trivellopoli. E non era sola, perché con lei c’erano anche Yoram Gutgeld (consigliere economico di Renzi e commissario alla Spending Review), Paolo Gentiloni (ministro degli Esteri) e Andrea Guerra.

Commissione-TrilateraleC’è un altro elemento interessante nel rapporto tra gli ultimi esecutivi e Rockefeller. Secondo il libro del massone Gioele Magaldi, Rockefeller ed Henry Kissinger guiderebbero una superloggia chiamata “Three Eyes”, una delle più cattive, aristocratiche e neoliberiste in assoluto, di cui farebbe parte anche Giorgio Napolitano, proprio il presidente della Repubblica che ha nominato i premier Monti, Letta e Renzi.

E, sempre secondo Magaldi, la stessa “Three Eyes” sarebbe stata la responsabile della creazione della P2 in Italia e del potere di Gelli, per portare avanti una svolta autoritaria nel Belpaese (tuttora in corso).
E così il cerchio si chiude, anche in merito alle rivelazioni sulle presunte frequentazioni piduiste dei genitori di Renzi e Boschi (con personaggi come Flavio Carboni) e sui loro legami con gente come Verdini, imputato nell’affare P3.

Sembra insomma chiaro che gli sponsor di questo governo (come di quelli precedenti), non siano da ricercare nella sola provincia toscana, ma a un livello decisamente più alto (e pericoloso per la vera democrazia). Un motivo in più per pretenderne le dimissioni immediate e la sostituzione con un esecutivo legittimato dal popolo italiano.

Claudio Messora parla del meeting della Commissione Trilaterale a Roma


(Articolo aggiornato al 21/4/2016)

Un governo già dimissionato dagli italiani cerca di cambiare la Costituzione. In Parlamento va in scena l’assurdo

napoli-sfiducia-renziSugli scandali che stanno colpendo il governo in questi giorni è stato già scritto tutto in questo post, per cui non occorre aggiungere altro. Ora va però spostata l’attenzione su alcuni degli ultimi sondaggi che riguardano da vicino Renzi e i suoi.

Secondo una rilevazione pubblicata il 10 aprile su Repubblica, il 45% degli italiani chiede le dimissioni dell’intero governo. In un’altra realizzata per la trasmissione Ballarò e pubblicata il 6 aprile, il 54% vuole le dimissioni del ministro Boschi.
Per un sondaggio trasmesso da Agorà l’8 aprile, invece, Renzi risulterebbe “amico delle lobby” secondo il 44% degli intervistati (contro il 32% che non sarebbe d’accordo).
E non si può dire che Repubblica e Rai 3 siano fonti vicine a Grillo.

Ora, la cosa raccapricciante è che un governo inquinato dagli scandali al punto tale che il suo premier invoca una nuova legge per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni (in perfetto stile berlusconiano), ha fatto approvare in via definitiva la riforma della Costituzione. La votazione definitiva si è tenuta alla Camera il 12 aprile, ed occorrerà aspettare il mese di ottobre per poterne bloccare l’effetto via referendum.

Ricordiamo che il ministro delle Riforme è proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata. E che quasi metà del Paese vuole che l’intero governo vada a casa.

L’assurdità è tale che il presidente Mattarella avrebbe dovuto intervenire con decisione e bloccare tutto, sciogliendo le Camere e indicendo nuove elezioni. Ancora una volta (come quando, da giudice della Corte Costituzionale, permise alle Camere di continuare a legiferare nonostante la pronuncia di incostituzionalità sul Porcellum), il suo silenzio è stato complice della “dittatura morbida” renziana.

Un Parlamento già delegittimato alla radice (perché eletto con una legge poi dichiarata incostituzionale) e un governo delegittimato in primis dal non essere vera espressione della volontà popolare, e poi da tutti gli scandali che lo hanno colpito da Banca Etruria in poi, non potrebbero nemmeno occuparsi di ordinaria amministrazione. Figurarsi cambiare la Carta fondamentale.

JP-Morgan-RenziAppare quindi evidente che sia in atto un  vero e proprio colpo di Stato mascherato, per portare avanti il progetto di grandi poteri economici e finanziari come la JpMorgan, che chiedeva agli Stati del sud Europa di “liberarsi dalle Costituzioni antifasciste“. Tra l’altro Renzi ha incontrato in passato più volte Tony Blair nella sua nuova veste di superconsulente della banca d’affari, prima e dopo l’elezione a premier, quindi molte cose tornano: la sua rapida ascesa e la sua  gran voglia di mettere mani alla Carta.

E sentite quali sono gli ostacoli, secondo JpMorgan (denunciata dal governo americano per aver scatenato la crisi dei subprime, da cui deriva la crisi attuale in Europa) alla serena applicazione delle tanto amate politiche di austerità nei Paesi del sud: “Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (…)
I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo.”

Tutti elementi considerati in modo negativo. Viene in mente niente rispetto alle politiche dell’esecutivo?

E tanto per rafforzare i dubbi, questo governo ha già dimostrato in più occasioni di rispondere solo agli interessi dei poteri forti, banchieri e petrolieri in primis, e non certo a quelli della cittadinanza.
Sarebbe gradito quindi se ora gli italiani si facessero sentire votando Si al referendum sulle trivelle del 17 aprile (in attesa di quello di ottobre sulle riforme costituzionali) e chiedendo a gran voce di mettere la parola fine a questa squallida parentesi di governo.

L’amichevole accoglienza dei veronesi a Renzi l’11 aprile al Vinitaly

 

(Articolo aggiornato al 12 aprile 2016)

I Panama Papers. Ennesima manovra della cupola finanziaria mondiale?

Panama PapMentre in Italia il Governo dei Lobbisti Non Eletti è al centro della bufera per il caso Guidi e il Totalgate (sebbene media filogovernativi e partiti di maggioranza cerchino in tutti i modi di minimizzare, fingendo di credere che nessuno al governo sapesse del conflitto di interessi del ministro e del suo compagno, ragion per cui ci sarebbe materiale per il seguito di Spaceballs – Balle spaziali), ecco che arriva un documento di sicuro interesse, i Panama Papers.

Si tratta per la precisione di una “fuga di documenti” (ben 11,5 milioni) messa in atto da un “informatore anonimo”, provenienti dallo studio di consulenza finanziaria Mossack Fonseca (fondato e con quartier generale a Panama), specializzato nella creazione di società off-shore.
Tramite questi documenti è stato possibile rintracciare più di 214mila società create, per eludere il fisco, da importanti personaggi di tutto il mondo: politici, uomini d’affari, celebrità di sport e spettacolo, oltre che da banche (550 quelle citate finora, tra cui Unicredit e Ubi).

Tra i leader politici coinvolti, ci sono i primi ministri di Islanda e Pakistan, i presidenti di Ucraina e Argentina, il re del Marocco e dell’Arabia Saudita, uomini vicini al presidente russo Putin, almeno otto tra membri, attuali e passati, dei vertici del Partito comunista cinese, il padre (deceduto) del premier del Regno Unito Cameron, i leader di ultradestra francesi Jean Marie e Marine Le Pen.

Negli ultimi giorni i media si sono affannati a sottolineare, come al solito, quanto siano compromessi da queste rivelazioni personaggi vicini a Putin, che ovviamente è sempre il primo imputato per tutti i mali del pianeta, peste bubbonica inclusa. Del resto lo diceva il noto giornalista tedesco Udo Ulfkotte che le principali testate occidentali sono al servizio della Cia, quindi non c’è molto da stupirsi.

La prima testa a cadere dopo la pubblicazione dei files è stata quella del premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson, costretto alle dimissioni da una folla inferocita (a proposito, in Italia quando?). Lo stesso Gunnlaugsson che, nel 2015, comunicò il ritiro della domanda di adesione all’Ue. A rischio ora anche altri leader “euroscettici”, come i Le Pen e David Cameron, che ha di recente proposto un referendum per decidere se la Gran Bretagna deve restare o no nell’Ue. Strani i casi della vita.

Quello che viene fuori adesso, secondo Wikileaks, è che la fuga di notizie è stata organizzata dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) e finanziata dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) e il fondo del multimilionario George Soros, noto promotore di iniziative antisovietiche . Rivelazioni confermate dal governo Usa, che ha ammesso il finanziamento al OCCRP tramite l’agenzia Usaid.

Già Fulvio Scaglione, il vicedirettore di Famiglia Cristiana, aveva definito i Panama Papers come esempio di “pessimo giornalismo” e pilotati da una “direttiva politica“, proprio per la carenza di importanti nomi statunitensi e britannici nei documenti resi pubblici.

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Il multimilionario George Soros

Inoltre è molto interessante ciò che scrive Pino Cabras: “La manina, che rimane segreta e non chiede un dollaro in cambio, affida tutto alla redazione di Süddeutsche Zeitung, quotidiano di Monaco di Baviera edito da una casa editrice legata alle principali conglomerate editoriali tedesche. Il materiale, tuttavia, è troppo voluminoso anche per un grande giornale.
I redattori ricorrono perciò all’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), una rete che mette insieme 190 giornalisti di oltre 65 Paesi, ed è l’emanazione internazionale di un’organizzazione basata negli Stati Uniti d’America, il Center for Public Integrity, che vanta tra i suoi finanziatori le principali fondazioni delle grandi famiglie capitalistiche americane, compresi i Rockefeller, i Rothschild, la Open Society di Soros, e altri super-filantropi di peso paragonabile. Il consorzio dei giornalisti investigativi è insomma alimentato dal cupolone dei padroni universali, gli stessi che i Papers non nominano, i medesimi che guidano affari opachi e speculazioni su una scala enormemente maggiore rispetto a quanto emerso dalle carte panamensi. 
Come mai un cenacolo di straricchi capaci di muovere vagonate di miliardi con un solo clic, senza battere ciglio si mette a finanziare proprio i giornalisti che quasi ogni anno tirano fuori grosse inchieste contro i paradisi fiscali? Anche qui: si tratta di un’anomalia, ma è improbabile che si tratti di un caso.

Insomma, ecco spiegato perché, dalla massa dei documenti, non saltano fuori importanti nomi della finanza e dell’economia Usa. E come tutto alla fine si risolva nel solito attacco a Putin e ad altri obiettivi politici dell’Impero e dei suoi manovratori.

 

Tempo scaduto

renzi_trivelleQuando è tempo di andare a casa, certa gente dovrebbe avere l’intelligenza di rendersene conto (anche se capiamo che non è un dono da tutti).
Dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito il Governo dei Non Eletti, coinvolgendo non solo l’ex ministro Guidi, ma anche il ministro Boschi e Matteo Renzi, quel tempo è arrivato.

Non bastava un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, e sulla sentenza della quale ci sono forti dubbi che la Corte abbia oltrepassato i propri poteri permettendo alle Camere di continuare a legiferare (leggi l’articolo:Giuristi contro la legittimità del Parlamento: “La Consulta è andata oltre i propri poteri”);
non bastava un governo non eletto in regolari elezioni (il terzo dal 2011), con un capo del governo nominato da un presidente della Repubblica fortemente sospettato di coinvolgimento nelle trattative Stato-mafia;
non bastava che il governo fosse stato beccato a fare leggi per favorire le banche a scapito dei cittadini, tra cui quella del padre della Boschi (indagato per bancarotta fraudolenta);
non bastava l’accordo con Verdini, condannato e plurimputato;
non bastava Mafia capitale, con tanto di foto ritraente il ministro Poletti intento a cenare, nel 2010, con Buzzi e Panzironi (arrestati nell’ambito dell’inchiesta);
non bastava che pure il padre di Renzi fosse indagato per bancarotta fraudolenta (tanto per non farci mancare niente);
non bastava che nonostante tutto ciò un governo di nani volesse mettere mani alla Costituzione stilata dai giganti (somma dissacrazione) oltre che alla legge elettorale;
la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con l’ennesimo scandalo all’interno del governo , che ha coinvolto l’ex ministro Guidi, pizzicata a far inserire nella legge di stabilità 2015 un emendamento diretto a favorire il proprio compagno, Gianluca Gemelli, in rapporto d’affari con la Total e ora indagato dalla Dda di Potenza.

Le dimissioni del ministro sono state un atto dovuto dopo la pubblicazione delle intercettazioni che la riguardano, ma ancora più dovute sono quelle del ministro Boschi, chiamata in causa direttamente dalla Guidi (“se Maria Elena è d’accordo”) nelle chiamate, e di Matteo Renzi, che è addirittura arrivato a dichiarare la propria responsabilità riguardo quell’emendamento, facendo sfoggio una volta di più della sua consueta arroganza (ci mancava solo l'”embé?”).
Che entrambi non sapessero nulla del “leggero conflitto di interessi” del ministro Guidi, dopo la richiesta esplicita di questa di inserire l’emendamento nella legge di stabilità, è ridicolo.

Tanto più che con la pubblicazione di nuove intercettazioni del caso Guidi si è appreso che anche il ministro dell’Economia Padoan sarebbe stato scelto dalla stessa “combriccola” di petrolieri e affaristi di Gemelli. E che questa combriccola, accusata di associazione per delinquere, avesse in mano foto ritraenti il ministro Delrio assieme a mafiosi.  Lo stesso Delrio chiamato in causa da Gemelli in altre intercettazioni (“stanno portando avanti la nostra nomina”).
L’intero governo (comprese le ministre Madia e Pinotti) appare, insomma, esplicitamente manovrato da una cordata di affaristi di vario genere e coinvolto in affari molto opachi.

Boschi petrolio

La vignetta di Vauro sul Fatto Quotidiano

Se la Boschi era un’anatra già più che zoppa dopo il caso Banca Etruria, ora non si vede con quale faccia tosta possa ancora occupare il suo posto. Non ci sono più le condizioni, così come non c’erano già ai tempi del decreto salva-banche.
A certificare la sfiducia nei suoi confronti è anche un sondaggio di Ballarò del 6 aprile, per cui il 54% degli italiani vuole le sue dimissioni. E il suo nome salta fuori nuovamente in alcune intercettazioni del capo di stato maggiore della Marina De Giorgi (“come mi aveva promesso la Boschi”).

E se Renzi ammette candidamente di aver voluto emendamenti che, di fatto, sono un regalo alle multinazionali del petrolio (come altri erano regali alle banche), oltre che favori personali ad altri ministri, è evidente che siamo di fronte ad un governo che è autoreferenziale e dichiaratamente servo dei soliti poteri forti economici e finanziari, in totale dispregio sia del bene della cittadinanza che di quello dell’ambiente.
Se ne sono resi conto anche gli italiani, che in un sondaggio per Agorà (Rai 3) hanno definito Renzi “amico delle lobby” con un risultato del 44% (31% per il No).
Tanto più che l’emendamento incriminato della Guidi (tuttora in vigore) andrebbe ad impattare ulteriormente su zone già martoriate dall’inquinamento come Taranto (in seguito al potenziamento dell’attività dello stabilimento Eni) e la Basilicata (al centro dell’inchiesta sullo sversamento di rifiuti altamente tossici nei pozzi, sempre da parte di Eni).
E tutto ciò è avvenuto in contemporanea con le condanne degli ex vertici della Total per un’inchiesta della procura di Potenza del 2008, proprio riguardanti il giacimento di Tempa Rossa, e con un disastro ambientale avvenuto in Francia causato dalla rottura di una conduttura della stessa Total.

E’ tempo quindi di dimettersi, o di essere dimesso, per l’intero governo Renzi, un governo che ha fatto solo gli interessi di amici e parenti dei suoi ministri, oltre che di lobby e banche.
E’ tempo di andare a casa e permettere al Paese di avere le nuove elezioni che agogna da quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum (e il Parlamento con esso eletto).

 

(Articolo aggiornato al 8/4/2016)