Anche il M5S si piega al vaccinazismo. Si dimettano Giulia Grillo e tutto il governo, oppure cancellino il decreto Lorenzin

Chiariamo una volta per tutte per quali motivi gli italiani hanno votato M5S e Lega alle ultime elezioni, oltre all’immensa volontà di mandare al diavolo il Pd.
Il primo motivo è stato il desiderio di porre fine alla sudditanza all’Ue, all’Euro e alle politiche di austerità, dato che entrambi i partiti sposavano una linea apertamente euroscettica.
Il secondo motivo era l’immigrazione, percepita come eccessiva e insostenibile: questo punto ha garantito il boom della Lega e discreti consensi anche ai 5 Stelle che con Di Maio hanno contestato il comportamento delle Ong nel Mediterraneo e difeso il Pm di Catania Zuccaro durante le sue denunce.
Il terzo punto è stato il decreto Lorenzin: entrambi i partiti promettevano la fine dell’obbligo vaccinale e il ritorno alla disciplina previgente, senza sanzioni né lo spauracchio dell’esclusione sociale per i propri figli.
A tutto ciò si può senz’altro aggiungere il peso della promessa del reddito di cittadinanza al Sud (5 Stelle) e la politica “securitaria” della Lega (ma di tutto il Centrodestra, in realtà) al Nord, e soprattutto il fatto che entrambi i partiti fossero percepiti come oppositori di quei poteri forti bancari, industriali e massonici che invece il Pd ha sempre riverito.

Premesso questo, non si può non rilevare che il M5S abbia per l’ennesima volta tradito i propri elettori. Dopo essersi schierato con l’Euro, con l’Ue e con la Nato poco dopo le consultazioni con Mattarella, tradendo così tutti i sovranisti che nel Movimento ponevano fiducia, pochi giorni fa il M5S (con la Lega, sì, ma la spinta maggiore è venuta dai pentastellati) ha proposto la conservazione dell’obbligo vaccinale, cancellando l’emendamento Taverna che lo posticipava di un anno come requisito per entrare a scuola. Oltre a ciò, nel Milleproroghe è comparso un emendamento che, se approvato dalle Camere, estenderà le 10 vaccinazioni al personale scolastico e sanitario. Un totale capovolgimento delle promesse fatte in campagna elettorale. Questa estensione della legge Lorenzin agli adulti  avrebbe anche la benedizione del ministro Giulia Grillo, che si è pronunciata a suo favore qualche giorno fa in Tv. Tutto ciò in totale spregio di quanto detto lo scorso anno, quando veniva imposto il decreto Lorenzin. Un’inversione a U francamente intollerabile.

Per questo motivo, chiediamo le immediate dimissioni del ministro Grillo, una persona eletta con i voti dei No Vax e dei Free Vax con uno scopo preciso, e che invece si è piegata alle più becere logiche commerciali delle case farmaceutiche, oltre che al progetto-sperimentazione avviato da Obama nel 2014, che fa dei bimbi italiani delle cavie da laboratorio. Un simile voltafaccia non è accettabile, e qualificherebbe il Governo del Cambiamento come Governo del Tradimento.
Dispiace che questo veda anche la Lega protagonista, che fino ad ora era stata coerente con le promesse fatte.
Sulla salute pubblica non si gioca, e per introdurre nuovi trattamenti sanitari obbligatori (con relative sanzioni) occorrono motivi più che seri, che né l’anno scorso né quest’anno si sono palesati. In assenza di questi, si rischia un diluvio di reazioni avverse (come quelle riportate in calce) sostanzialmente immotivate e soprattutto si viola il diritto costituzionalmente tutelato (art. 32)  alla libertà di scelta in ambito sanitario, come ben spiegato in questa intervista dalla avvocatessa Maria Carmela Longo.
Si tratta quindi evidentemente solo di un grande assist agli Usa e ai profitti privati della Glaxo, azienda produttrice dei vaccini in questione, così come l’introduzione del vaccino per l’epatite B avvenne in seguito a mazzette all’allora ministro della Sanità De Lorenzo (curiosa assonanza con Lorenzin).
Null’altro giustifica questa improvvisa ossessione acefala per le vaccinazioni multiple, e se il governo non intende porvi rimedio sarà bene che vada a casa al più presto.

 

 

Codacons: le reazioni avverse ai vaccini 2014-2016

25.000 indennizzi per danni da vaccino dovuti dallo Stato

L’obbligo vaccinale: chi decide sulla salute dei bambini?

Convegno Firenze 2 settembre 2018: “Vaccini: tra nuovi obblighi e diritto alla libertà di scelta”

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E’ tempo di uscire dall’Euro e dall’Ue

Con la squallida vicenda della nave Diciotti e del suo (ennesimo) carico di immigrati clandestini, si è accertata una volta per tutte l’inconsistenza di qualsiasi utopica Unione Europea “dei popoli”, “della pace” o “della solidarietà”.
Non è bastato il massacro sociale fatto in Grecia a colpi di austerità, privatizzazioni, strozzinaggio, disoccupazione e precariato di massa.
Non sono bastati i tanti referendum – bellamente ignorati – con i quali i popoli hanno detto più volte No al progetto di una maggiore unificazione europea (Francia e Olanda su Costituzione Europea, Irlanda su Trattato di Lisbona, Grecia sui piani di “salvataggio” della Troika, e Brexit, su cui si vorrebbe addirittura far rivotare gli inglesi).

Adesso a certificare la natura dittatoriale e anti-solidale dell’Ue è arrivata la questione migranti, con l’Italia lasciata sola a gestire l’ennesimo carico di disgraziati dal Continente Nero, mentre il resto d’Europa blinda i confini.
Sulla Diciotti, ricordiamolo, c’è un concorso di colpe. C’è Malta che ha impedito che un barcone di immigrati soccorso nella loro zona di ricerca SAR sbarcasse da loro, dirottandoli nelle acque territoriali italiane.
Ci sono i vertici di Diciotti e Guardia Costiera, nominati dal Pd, che sembrano impegnati con zelo a favorire il traffico di migranti, invece di obbedire alla linea dura del nuovo governo.
C’è la sinistra e i suoi galoppini che stanno cercando, assieme a qualche Pm siciliano compiacente (iscritto a Magistratura Democratica), di forzare la mano al governo, costringendolo a chinare il capo e far entrare l’ennesimo carico di carne umana.
E poi c’è l’Ue che, invece di contribuire alla risoluzione del problema redistribuendo i 177 tra diversi Paesi europei, sta lasciando l’Italia a gestire in solitudine la questione. E non è la prima volta, dato che anche nel caso dei 500 sbarcati a Pozzallo, solo la Francia ne ha effettivamente presi in carico 45, mentre gli altri Paesi che avevano promesso di farlo (Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda, Malta) hanno clamorosamente tradito le loro stesse dichiarazioni.

Di fronte a questo ennesimo fallimento della conclamata “solidarietà europea”, e di fronte alle pesanti imposizioni in materia economica che ci arrivano dall’Ue (pareggio di bilancio, legge Fornero, divieto di aiuti di Stato per rilanciare l’economia, religione del neoliberismo) non resta che prendere l’unica decisione sensata per l’Italia: chiudere i confini facendo entrare solo chi vogliamo (inasprendo le pene per chi, nelle istituzioni, remi contro il governo), stampare i minibot come da programma condiviso, e preparare l’Italexit, sia dal’Euro che dall’Ue.
L’Ue non ci dà nulla tranne che imposizioni sempre più intollerabili, e prende da noi più soldi di quanti ce ne restituisce. E’ tempo di farla deflagrare assieme a quella moneta per soli banchieri che è l’Euro.
Noi non siamo la Grecia e non vogliamo diventarlo.

La sovranità appartiene al popolo o allo spread? Intervista ad Antonio Rinaldi

Antonio Rinaldi è un economista e docente universitario, anima del sito Scenari Economici e coautore del recente libro “La sovranità appartiene al popolo o allo spread?”.
In questa intervista abbiamo parlato con lui delle politiche del nuovo governo, del Piano B per l’uscita dall’Euro di Scenari Economici, di pareggio di bilancio e Fiscal Compact, del tema immigrazione di massa e dei trattati di libero scambio quali il Ceta e il Jefta.
Intervista a cura di Domenico Alessandro Mascialino.

 

 

 

Le nostre richieste al nuovo governo

Governo gialloblue

Il nostro sito ha caldeggiato sin dal principio un’alleanza populista includente M5S-Lega-Fratelli d’Italia e altri partiti sovranisti.
Ora che quella alleanza si è – almeno in parte – concretizzata in una coalizione di governo (e auspichiamo l’ingresso della Meloni per aumentare il coefficiente di “patriottismo” dell’esecutivo), non resta che vedere cosa sarà effettivamente fatto dai nuovi ministri.
Non nascondiamo la simpatia per numerose delle figure di governo, e auspichiamo che realizzino realmente il Cambiamento che hanno promesso, a parole e in quanto scritto nel contratto tra Lega e M5S. In particolare:

  • Al ministro dell’Interno e vicepremier Salvini chiediamo di avere la linea più dura possibile verso l’immigrazione di massa, verso le Ong che trafficano carne umana nel Mediterraneo con la scusa dell’umanitarismo, e di garantire la sicurezza nel Paese, divenuto un colabrodo dopo anni di malgoverno piddino. Siamo sicuri che farà del suo meglio.
  • Al ministro dell’Economia Tria chiediamo non di fare dichiarazioni roboanti, che potrebbero creare turbolenze nei “mercati”, ma NEI FATTI disapplicare quei trattati che ci hanno portato con l’acqua alla gola, quali Fiscal Compact, gli stessi parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio in Cost., la religione dell’austerità.
    Chiediamo quindi che si proceda al più presto con la realizzazione dei minibot di Borghi, con l’approntamento del famoso Piano B per l’uscita dall’Euro teorizzato tra gli altri da Paolo Savona, e con la spesa a deficit necessaria per rilanciare l’economia del Paese, in totale spregio di irrazionali vincoli internazionali che hanno fatto il loro tempo. L’interesse economico della Nazione deve venire prima di tutto.
  • Al ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio chiediamo di abrogare il Jobs Act, ripristinare l’art. 18 e le tutele minime nei confronti di tutti i lavoratori, garantire il reddito di cittadinanza (o un adeguato sussidio di disoccupazione) a coloro che sono privi del lavoro NON PER LORO VOLONTA’, come previsto dalla Costituzione, e coniugare occupazione e sicurezza sul lavoro ovunque ciò sia necessario. Chiediamo anche che lo Sviluppo Economico della Nazione si svolga nel modo più ecosostenibile possibile, favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili e riducendo al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti, come ad esempio le plastiche monouso degli imballaggi, che andrebbero proibite per legge e sostituite con materiali biodegradabili.
  • Alla ministra della Salute Grillo chiediamo l’immediata abrogazione della Legge Lorenzin sui vaccini e la garanzia della libertà di scelta. Si potrebbe altrimenti tornare alla normativa previgente, con l’obbligatorietà solo per un numero limitato e realmente necessario di vaccini. Di certo devono finire sia le discriminazioni pecuniarie che quelle sociali e scolastiche per le famiglie dubbiose nei confronti dei vaccini. Anche i medici scettici sull’efficacia delle vaccinazioni a tappeto radiati dall’Albo devono essere immediatamente reintegrati e deve tornare ad essere consentito il dibattito su questi argomenti.
  • Ai ministri della Difesa, degli Affari europei e degli Esteri chiediamo di agire solo e soltanto nell’interesse nazionale, rifiutando tutti quegli accordi militari, politici ed economici che confliggerebbero con la nostra sovranità e i nostri interessi.
    Quindi no agli Stati Uniti d’Europa (mai accettati o visti con favore dal popolo italiano) e a una maggiore integrazione comunitaria, no a spericolate missioni Nato, no a un rapporto conflittuale con la Russia (bene in questo senso i primi passi del nuovo governo), no a trattati internazionali di libero scambio che penalizzerebbero la nostra economia, i nostri standard qualitativi e il Made in Italy (Ttip, Ceta e simili). Si a mettere l’interesse italiano e la nostra Costituzione prima di qualsiasi trattato internazionale, coma già enunciato nel contratto di governo.
  • Al ministro della Famiglia Fontana chiediamo di vigilare che il concetto di famiglia resti quello tradizionale: no a uteri in affitto, no ad adozioni gay, rendere ILLEGALI le cd famiglie “arcobaleno” come quella di Nichi Vendola, realizzate andando in Paesi più “compiacenti” (o cerebrolesi) da questo punto di vista.
    Si alle sole unioni civili, fin quando le si considera una specie di “contratto” tra le parti per regolare alcuni rapporti in tema di gestione dei beni comuni e di successione, e non certo come qualcosa di assimilabile a un “matrimonio”, che deve restare quello tra uomo e donna.
  • Al ministro delle Infrastrutture Toninelli chiediamo di bloccare quelle grandi opere inutili che non servono all’Italia e che sono viste come fumo negli occhi dalle comunità locali. Alludiamo in particolare alla Tav e al Tap.

A tutti gli altri ministri chiediamo di avere buon senso e riportare la NORMALITA’ e il benessere in questo Paese, devastato da anni di malgoverno piddino. Per finire al presidente del Consiglio Conte, auguriamo di essere il giusto interprete delle istanze dei due partiti che compongono la maggioranza di governo, con un occhio attento a far prevalere quelle che più incontrano il favore degli italiani. Mettere insieme la sensibilità leghista e quella grillina su certi temi non sempre deve essere semplice.

 

 

Mettere Mattarella in stato d’accusa e protestare incessantemente sotto al Quirinale per chiederne le dimissioni. Non c’è altro da fare

NaziMattaCiò che è accaduto ieri, 27 maggio 2018, va ben oltre ogni immaginazione. Un presidente della Repubblica, esponente di un partito uscito devastato dalle ultime elezioni e nominato da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, si è arrogato il diritto di porre il veto su un ministro, Paolo Savona, democraticamente scelto dalle due forze vincitrici delle ultime elezioni, M5S e Lega.
E lo ha fatto sulla base delle idee troppo “euroscettiche” del ministro proposto, senza che la Costituzione gliene desse la facoltà, come confermato dagli stessi padri costituenti che quella Costituzione la scrissero.
Questo rifiuto ha causato le dimissioni del premier incaricato Conte, espressione del contratto di governo M5S-Lega, e la chiamata al Quirinale di Carlo Cottarelli, prezzemolino televisivo caldeggiato da mesi dai poteri forti e proveniente dal Fondo Monetario Internazionale e dal governo Letta.
E’ chiaro a tutti che il nuovo governo nella mente del PdR, sarebbe un altro governo tecnico, un Monti bis, peraltro privo della maggioranza in Parlamento necessaria ad avere la fiducia. Per cui si dovrà chiaramente tornare a nuove elezioni al più presto.

Ma a cosa servirebbe tornare al voto se, con ogni probabilità, l’esito sarà identico salvo un rafforzamento dei due partiti rifiutati da Mattarella?
E una volta riformato il Parlamento, si dovrà ripetere lo stesso teatrino all’infinito finché le forze politiche propongano un nome sinceramente europeista all’Economia?
Ma se gli italiani continueranno a votare per partiti euroscettici (ancora con più decisione, a questo punto) che senso ha continuare a fare resistenza? Mattarella è il garante della Costituzione italiana o della stabilità dei mercati e dell’Eurozona?
Risponde agli italiani o alla Merkel e ai parametri di Maastricht?
Da questa impasse si esce in un solo modo: o Mattarella cede (cosa che ha dimostrato di non voler fare), o non resta che metterlo in stato d’accusa ai sensi dell’art.90 della Costituzione. Le fattispecie previste sono alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Il reato di alto tradimento consiste in “un comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, costituisca una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica. Esso presuppone una intesa del Capo dello Stato con potenze straniere atta a pregiudicare gli interessi nazionali o, addirittura, a sovvertire l’ordinamento costituzionale“.
Ed è ciò che si può ipotizzare in questo caso, nel momento in cui il PdR tutela più gli interessi dei mercati, dell’Ue, della Germania e dell’Eurozona, rispetto alla libera e democratica volontà degli italiani di liberarsi di tutte le loro imposizioni, espressa in modo inequivocabile il 4 marzo con il boom di partiti euroscettici come M5S e Lega, a fronte del crollo dei partiti europeisti (Pd, Più Europa, Forza Italia con Tajani premier). Inoltre Mattarella si è opposto alla nomina a ministro dell’Economia di Paolo Savona, solo perché questi ha espresso in passato posizioni euroscettiche e antitedesche, sebbene sia ormai risaputo che l’Ue così com’è sta solo avvantaggiando la Germania, e che l’Euro e le politiche di austerità imposte da Maastricht in poi hanno progressivamente distrutto il tessuto economico e sociale italiano.
Quindi l’ipotesi di intesa con potenze straniere, pregiudizio degli interessi nazionali e sovversione dell’ordinamento costituzionale, non è assolutamente da escludere.

L’attentato alla Costituzione, invece, comprende “ogni comportamento doloso diretto a sovvertire le istituzioni costituzionali o a violare la Costituzione.”
Anche in questo caso, nel momento in cui il PdR si arroga il diritti di rifiutare un ministro senza averne i poteri, in contrasto con le forze politiche che quel ministro sostengono, solo per delle divergenze di opinioni politiche (in questo caso sulla “sacralità dell’Eurozona”), è evidente che si pone ben oltre le prerogative a lui assegnate della Costituzione. A sostenere la tesi che il PdR non possa imporre i nomi dei ministri o porre veti su di essi, non sono solo i padri costituenti citati in precedenza, ma anche i principali autori di testi universitari di diritto pubblico e illustri presidenti onorari della Corte Costituzionale quali Valerio Onida.
Per entrambi i reati, il Presidente della Repubblica è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri, ed è giudicato dalla Corte costituzionale.

Di fronte a questi comportamenti assurdi, e con ogni probabilità al di fuori della legalità costituzionale, i partiti non hanno che da prendere questa via (cosa che sia la Meloni che Di Maio hanno detto di voler fare), e incitare i cittadini a farsi sentire sotto il Quirinale e nelle piazze di tutt’Italia per chiedere a gran voce le dimissioni di Mattarella.
Il presidente della Repubblica deve fare gli interessi della popolazione italiana e garantire il rispetto della Costituzione. Non certo fare il paladino dell’Ue, dell’Euro, dei mercati e delle idee fuori di testa e ampiamente rifiutate dagli italiani del Pd.

 

 

 

 

Il Governo del Cambiamento si fa solo fuori da Euro, Ue, Nato e proteggendo i confini. Il resto è fuffa

In questi giorni tutta l’Italia ha guardato con grande interesse alla stesura del programma di governo tra M5S e Lega. Tra i due partiti il più infido e inaffidabile è chiaramente il M5S, che ha abituato gli osservatori alle giravolte più clamorose e vergognose in difesa di  Euro, Ue, Nato e nella ricerca di accordi col Pd e con l’Alde.
Salvini e i suoi hanno cercato di imbarcarsi in questa avventura, scongiurando la possibilità di un governo (tecnico) del Presidente, ma il rischio che tutte le loro istanze più importanti venissero sterilizzate dall’abbraccio col globalista M5S era decisamente presente.
Del resto, Di Maio è quello che un giorno sì e l’altro pure è corso a Washington, alla City di Londra e a pranzo con la Trilaterale per rassicurare tutti che il M5S sarebbe stato “affidabile”. Cioè, in sintesi, non avrebbe cambiato un bel tubo.

E adesso che possiamo leggere la bozza definitiva del “contratto alla tedesca” (come lo chiamano in neolingua i 5 Stelle per non chiamarlo accordo tra partiti), la sensazione che la spinta rivoluzionaria per l’establishment delle idee della Lega sia stata effettivamente annacquata è molto forte.
Il capitolo sull’Ue è parecchio vago, si parla solo di “rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria comune, Patto di stabilità e di crescita, Fiscal Compact, Mes etc.)”, ma non si prevede una possibile uscita dall’Ue o dall’Euro nel caso (quasi sicuro) in cui le proprie rimostranze non vengano accolte. Sarà una strategia per non avere rogne da mercati e PdR?
Lo si può sperare solo essendo molto ottimisti.
Su Ttip e Ceta l’opposizione si è fatta più blanda rispetto alle bozze iniziali: no all'”eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini” e alla “lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul piano interno”.
Non si parla di abrogazione del pareggio di bilancio in Cost. ma in maniera più sibillina dell'”adeguamento della regola del pareggio di bilancio”.
Dello sforamento del parametro del 3% deficit/Pil nessuna traccia, ma si indica un “appropriato e limitato ricorso al deficit” nel capitolo sul debito pubblico.
Ai minibot di Borghi, titoli di Stato da utilizzare per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, ci si riferisce nel capitolo fiscale quando si parla di “cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche tramite titoli di stato di piccolo taglio”.
Non c’è la cancellazione del Jobs Act, né il ripristino dell’art. 18. In compenso si invoca il ritorno dei voucher.
Poi c’è la parte sui vaccini, dove si promette di “affrontare la tematica del giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”. Il che NON significa abrogare la legge Lorenzin e rimuovere le sanzioni pecuniarie, ma al limite permettere la frequenza di nidi e materne ai bimbi non vaccinati.
Bene invece la parte sulla politica estera, con una netta apertura alla Russia pur restando nella Nato, e il principio della prevalenza della Costituzione italiana sull’ordinamento comunitario nel capitolo riforme istituzionali, anche se “sempre nel rispetto dell’art. 11 della Costituzione” (il che significa che si potrebbe invocare la “pace e giustizia fra le Nazioni” per giustificare limitazioni di sovranità a sproposito).

In definitiva, pare proprio che i 5 Stelle, nati per sopire la protesta popolare di fronte alla spoliazione dell’Italia e per impedire l’ascesa di movimenti realmente nazionalisti e populisti, adesso stiano svolgendo la funzione di addomesticare i leghisti in cambio di qualche poltrona, ammorbidendo tutti i punti più indigesti alle élite globaliste che li hanno creati. L’idea che lo abbiano fatto solo per tranquillizzare i mercati e Mattarella potrebbe rivelarsi una pia illusione, anche alla luce delle frasi di Di Maio dopo le prime consultazioni.
Salvini, Borghi e compagni valutino attentamente se vale la pena continuare la collaborazione col M5S nell’ottica di cambiare realmente le cose come promesso in campagna elettorale, o se non convenga piuttosto tornare al voto al più presto per consegnare la vittoria a un esecutivo di Centrodestra puro, dato attualmente dai sondaggisti al 40%.
Un governo prono a Bruxelles e che esegua i programmi cari a Monti e alla Trilaterale, sinceramente, non ci serve e non è quello per cui gli italiani hanno votato il 4 marzo.

Il M5S va distrutto. Esattamente come il Pd

Il 24 aprile 2018 sarà ricordato come il giorno in cui il M5S ha ufficialmente mostrato il suo vero volto: quello di stampella del Pd e delle elite globaliste.
Dopo aver impedito la nascita di un governo che realmente rispecchiasse il voto degli italiani, ovvero un Centrodestra-M5S (che ci fosse Berlusconi in mezzo o no era irrilevante: FI ha comunque contribuito in modo determinante alla vittoria della coalizione di Cdx, quindi sarebbe stato democratico includerla nell’accordo di governo, e in ogni caso non si capisce perché escludere anche Fratelli d’Italia), ieri Di Maio ha chiuso ogni spiraglio alla Lega, aprendo senza riserve a un accordo di governo col Pd.

Questa decisione folle fa a pugni con l’inequivocabile messaggio lanciato dagli elettori il 4 marzo: il voto ha punito duramente (con il 70% diviso tra Centrodestra e M5S) il Pd e tutto il centrosinistra, le politiche di austerità, l’europeismo e l’immigrazionismo; lo stesso MòViMento è stato votato perché percepito come alternativo a tutto ciò.
E i 5 Stelle ora che fanno? Decidono di resuscitare un partito cacciato a calci dagli italiani, chiudendo le porte in faccia ai veri vincitori delle politiche: la Lega e il Centrodestra tutto.
Questo comportamento inqualificabile fa pendant con le dichiarazioni di Di Maio dopo le prime consultazioni con Mattarella – quando Giggino a sorpresa giurò fedeltà assoluta all’Ue, all’Euro e alla Nato – e con le sue dichiarazioni dopo l’attacco dei banditi anglo-franco-americani alla Siria, basato su clamorose fake news: anche in quel caso Di Maio non espresse alcuna condanna ma “vicinanza agli alleati e all’Ue”, sebbene con una timida richiesta di approfondire quanto accaduto a Douma.
L’ambiguità democristiana di Di Maio e i suoi ha veramente stufato, specie se nasconde – come nasconde – solo la volontà di rubare i voti e le speranze di un elettorato stremato, per riportarli nel consueto alveo atlantista, europeista, neoliberista e pro-austerità.
E adesso questo è ancora più chiaro con la chiusura verso la Lega e il tentato accordo con il Pd e la sua agenda europeista, anti-sovranista e anti-populista, quando l’unico governo realmente rispettoso del voto del 4 marzo sarebbe “l’alleanza populista” tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia, con staffetta per il premier tra Salvini e Di Maio.

Il M5S si conferma così la stampella del potere euro-atlantico, globalista e neoliberista in Italia: si guardi anche alla giunta Appendino, che a Torino ha da poco riconosciuto il primo figlio di due donne nel nostro Paese pur in assenza di una legge specifica, in perfetta continuità con le stronzate gender del centrosinistra sorosiano.
Non resta che dire sul M5S ciò che da tempo si è detto del Pd: M5S delendus est, il M5S  va distrutto al più presto.
Se i 5 Stelle avessero un po’ di palle farebbero ora naufragare ogni accordo col Pd, modificherebbero la legge elettorale con un congruo premio di maggioranza e riporterebbero il Paese alle urne il prima possibile: potrebbero così immediatamente verificare quanto gli italiani hanno gradito le giravolte che li hanno visti protagonisti.